Assieme all’amico ed ex compagno di squadra Tin Tokic, è l’unico ‘patrimonio’ della pallamano italiana all’estero: è Michele Skatar, mancino in forza al Nantes, nella Ligue-1 francese. All’attivo ha 15 presenze e 60 reti nella prima lega francese. Quella dei vari Nikola Karabatic, Xavier Barachet e Michael Guigou, per intenderci.
E dopo le pre-qualificazioni agli Europei del 2012 si è confermato come una delle bocche di fuoco della Nazionale italiana. Un trascinatore del gruppo azzurro, che dopo le due brutte sconfitte in Gran Bretagna subite dalla formazione guidata da Franco Chionchio, non si è tirato indietro su PallamanoItalia, dove ha parlato del difficile momento della nostra pallamano.

"Non mi sembra giusto scaricare sempre il barile"
PALLAMANOITALIA: Ciao Michele, bentornato su PallamanoItalia. Chiaramente non possiamo non parlare di Nazionale e delle due sconfitte in Gran Bretagna: cosa è successo contro Turchia e GB?
MICHELE SKATAR: Ciao Matteo! Innanzitutto vorrei ringraziarti dell’invito. Per quanto riguarda il torneo, commento quanto accaduto sul campo. Contro la nazionale turca pur a mio avviso non avendo iniziato ben organizzati, abbiamo fatto una buona gara fino a 8′ dal termine, quando qualche sfortunata conclusione di troppo è stata ottimamente sfruttata dai nostri avversari. A mio parere, i 5 gol di differenza per quanto riguarda quella specifica partita non rispecchiano quanto offerto dalla nostra prestazione. Per quanto rigurada quella contro la Gran Bretagna, siamo entrati in partita un po’ troppo alla leggera, trovandoci invece di fronte un avversario molto più motivato e determinato di noi.
Dal canto nostro, alla base forse ci sono motivi imputabili a qualcosa di molto più profondo ed esaminabile, invece che a chi, in quel contesto, non si è preso sulle spalle la squadra nei momenti di difficoltà. Tuttavia, vorrei fare una considerazione, perché non mi sembra giusto, consentimi l’espressione, . Io personalmente ho il grande onore di essere parte della Nazionale A dal 2004, e in questo lasso di tempo, purtroppo, con questo gruppo non ho mai raggiunto obiettivi di un certo spessore. Credo sia arrivato il momento di prendersi le proprie responsabilità in merito, con riferimento ai risultati ottenuti. Poi io, sinceramente, accetto ogni convocazione con enorme gioia, e questa soddisfazione in me sarà sempre presente ogni volta che l’opportunità di rappresentre l’Italia mi verrà concessa, cercando di far parlare il campo.

Time out azzurro in Gran Bretagna
P: Sei uno degli atleti – assieme a Tokic – che ha la possibilità di misurarsi in un campionato di livello superiore rispetto alla Serie A Elite. Dopo le sconfitte in Gran Bretagna, ti chiedo: la pallamano italiana è davvero così indietro come sembra?
S: La pallamano italiana oggi mostra un volto che non le dovrebbe appartenere. Negli anni Novanta aveva ingranato la marcia giusta, non so cosa sia successo dopo quel periodo. Ad ogni modo, il Bologna ha raggiunto la semifinale di una competizione europea la scorsa primavera, il che è sicuramente frutto di un buon lavoro. Ci vuole poi un po’ di fortuna, quella sportiva, ma sicuramente i ragazzi e la Società sono stati premiati per il lavoro svolto. Dunque, ogni tanto uno spiraglio di luce si apre e andrebbe sfruttato al meglio. Probabilmente ci sarebbe da aprire una parentesi sulla serietà e la determinazione con le quali si affrontano le difficoltà nelle quali naviga l’attuale movimento pallamanistico italiano, a partire anche da me, da noi, in quanto giocatori, essendo parte di un sistema e quindi assolutamente non esenti da colpe.
P: In una dichiarazione post-torneo inglese il CT Franco Chionchio si è detto “negativamente sorpreso dall’atteggiamento dei nuovi giocatori inseriti”. Ti sei sentito chiamato in causa da queste parole?
S: Quando fai parte di un gruppo sei sempre pronto ad esser chiamato in causa, nel bene come nel male. Leggendo l’intervista del Mister si capisce chi è chiamato in causa anche perché, assieme a Di Maggio, ho il maggior numero di presenze ed ho un po’ di esperienza internazionale. Dovrei esser quello che ha maggior voglia in campo trasmettendo entusiasmo agli altri. Ammetto che nell’ultima partita non è stato così e accetto pienamente le critiche.
P: Il CT ha anche parlato di “dover imparare molto sul profilo dell’attaccamento alla maglia della nazionale”. Qual’è il tuo parere in merito a questo argomento?
S: Come sai, io sono cresciuto in Croazia. L’Italia della pallamano è quella che mi ha fatto crescere, gioco da 10 anni in Nazionale e gli ultimi 7 in Nazionale A. Da sempre ho accettato di vestire la maglia della nazionale che ha puntato su di me e di certo non mi tirerò mai indietro, perché vorrò sempre ricambiare con onore e gratitudine la possibilità concessami, e soprattutto in questo momento in cui pare abbiamo toccato il fondo. La Nazionale è traguardo difficile da raggiungere, e giustamente ancor più difficile poi è mantener lo status. L’attaccamento nasce dal profondo del singolo ed essendo la pallamano uno sport di squadra, sicuramente, c’é bisogno d’un collettivo fortemente motivato per lottare unito per uno scopo predefinito, ben pianificato ed è fondamentale l’attaccamento della Rappresentativa come gruppo, nessun escluso, qualsiasia sia la funzione svolta.

"Nazionale? Non mi tirerò mai indietro"
P: Dopo aver ‘saltato’ il raduno di Teramo, ti sei aggregato alla squadra a Londra. Che gruppo hai trovato?
S: Credo di non essermi perso niente che non si possa recuperare col lavoro al raduno di Teramo. Siamo quasi sempre gli stessi negli ultimi anni tranne i nuovi che all’ ultimo stage in Inghilterra sono stati uno dei pochi punti postivi.
P: Si riparte da due sconfitte contro Turchia e Gran Bretagna, squadre eliminate come noi dalle pre-Qualificazioni a Euro 2012. Da cosa deve ricominciare ora il movimento azzurro?
S: Sicuramente dalla volontà di portare avanti un discorso chiaro, una linea designata, magari unendo un gruppo di 20/24 persone. Penso che di giocatori validi ce ne siano: rimboccarsi le maniche, fare molti raduni per creare un team affiatato, uno spogliatoio unito. Organizzare più amichevoli contro avversarie soprattutto più forti formando una squadra compatta che possa finalmente dire la sua al livello europeo.
P: Probabilmente te lo avevo già chiesto in una precedente intervista, ma è cambiato poco rispetto ad allora. E quindi: non reputi necessario che altri, come te o Tin Tokic, intraprendano l’avventura all’estero, confrontandosi con campionati più competitivi?
S: Ho avuto modo di lavorare crescendo fianco a fianco con molti giocatori e potrei apertamente dire che l’Italia di giocatori di pallamano talentosi ne ha, ma non farei altro che scoprire la proverbiale acqua calda, dunque la soluzione sta nel aumentare in modo costruttivo la qualità del nostro campionato ed un ruolo non secondario avrebbe appunto l’esperienza estera, che personalmete, sì, consiglio. Anch’io punto di tornare un giorno e chissà, magari la mia di esperienza potrà essere utile a qualcuno.
di Matteo Aldamonte
Parole serie, equilibrate, oneste, professionali. Bravo Michele!
Dichiarazioni di circostanza,quasi da capitano,bravo a difendere i compagni,ma sopratutto a ricordare gli anni 90!Chi se li scorda quelli!!!Uno che giocando all’estero dice cose dette da altri sui giocatori italiani attuali è un bel riconoscere, qualità che molti pensano in Italia non ci siano.
Skatar si e’ risposto da solo su cosa manca
dopo che negli anni ’90 avevam “ingranato” …
uno scopo ben pianificato e l’attaccamento della Rappresentativa come gruppo,
nessun escluso, qualsiasia sia la funzione svolta.
Fosse cosi’, ma non lo e’.
Ma ragazzi, prendiamolo come esempio questo giocatore!
Lui ha fatto i bagagli, e’ partito , credo anche giovane
visto che e’ un ’85, e in Italia non me lo ricordo da un bel po’.
Ed oggi deve caricarsi sulle spalle buona parte del peso dell’attuale “situazione”
perche’ lui l’ha fatto e quindi ha piu’ esperienza e responsabilita’!
Ecco come funziona qui … :-(
In fondo uno valido in Nazionale non possiamo dire di non averlo,
e la verita’ e’ che di Skatar ne abbiamo, solo hanno questi la voglia,
d’ intraprendere una VITA DI SACRIFICI per amore verso questa disciplina?
Se non la si ama come si fa poi a difendere i colori del proprio Paese
rappresentandola? :-(
Se c’e’ chi ha le potenzialita’ in Italia, lo si metta in condizione
di fare pallamano in contesti seri e tosti!!! E non si dica che non e’ semplice,
perche’ se uno ha le capacita’ e la volonta’ e’ gia’ sulla strada buona.
Tra le altre cose, chi e’ stato nominato Capitano della Nazionale?
Di Maggio.
Ecco, questo potrebbe essere un buon punto programmatico: gli under 25 che ne hanno le potenzialità devono essere mandati all’estero a fare i professionisti, dato che in Italia il professionismo serio, con contratti depositati e regole certe è un obiettivo a lungo o lunghissimo termine. Al limite potrebbe essere la Federazione a decidere come remunerare adeguatamente le società che li hanno fatti crescere e come proporli sul mercato internazionale (scusate la parolaccia). NOn è possibile che SEI greci giochino in Bundesliga e il capitano della Nazionale scenda di categoria.
No,caro Linomito in Inghilterra il capitano è stao Di Marcello,poi sui giocatori italiani una cos aveloce.forse guadagnano discretamente qui in Italia e all’estero la situazione è pesante,dal punto di vista economico non tutti pagano.