Ancora una settimana prima della ripresa delle ostilità : congelati i due turni di pausa, sabato 26 marzo ripartirà il campionato di Serie A1 Femminile con la prima delle tre ultime gare della regular season che decreteranno le quattro squadre che comporranno la griglia dei play off e la squadra ultima classificata che, purtroppo, andrà incontro alla retrocessione. A raccontarsi per l’occasione su PallamanoItalia è il più giovane capitano della serie A1 italiana Santina Sanò, giocatrice del Demoter Messana.
La ventiduenne messinese, prodotto del vivaio della società guidata dal dottor Spadaro, ha fatto l’intera trafila dalle formazioni giovanili fino al palcoscenico della massima serie. In questa stagione per lei è arrivato il tempo della consacrazione: la promozione al ruolo di capitano di un gruppo giovane comporta notevoli responsabilità, ma Santina Sanò sta affrontando questa sfida con la giusta dose di entusiasmo e tanta voglia di maturare.
PALLAMANOITALIA: Ciao Santina e benvenuta su PallamanoItalia. Dunque, quella di quest’anno è una stagione davvero importante per te sotto vari aspetti. Quali sono le tue emozioni e cosa si prova a rivestire un ruolo così importante?
SANTINA SANO’ : Buonasera a voi e grazie per l’invito. Beh, senza alcun dubbio è una stagione molto importante quella che sto affrontando, per due motivi. Il primo è che da questo campionato mi hanno affidato la fascia di capitano: per me è un motivo di orgoglio, ma anche un grosso impegno. Sono io quella che deve trascinare il gruppo e mantenerlo unito, dunque sento questo ruolo in maniera particolare. In secondo luogo questa è la mia prima stagione da titolare. Mi sono sempre allenata con il massimo impegno in questi anni, rispettando le scelte del mister e cercando di farmi trovare pronta quando toccava a me giocare. Finalmente ho iniziato a raccogliere il frutto dei miei sacrifici e ripagare sul campo la fiducia del prof. Cardaci che mi ha sempre motivato e con cui ho un rapporto speciale.
P: Cosa comporta giocare da titolare in Serie A1?
S: Non saprei, forse una maggiore determinazione e più responsabilità. Perché entrare a match in corso oppure giocare dal primo minuto non è la stessa cosa, sono diverse le sensazioni che si sentono e lo avverti soprattutto nelle partite che contano, quelle per intenderci dove la posta in palio è molto alta. Io cerco di star tranquilla e di trasformare l’emozione in adrenalina.
P: Qual è il segreto della longevità ad alti livelli della Messana?
S: Il pregio che ha sempre contraddistinto questa società è l’unione tra tutte le sue componenti, dalla dirigenza alle giocatrici, allo staff tecnico. In tutti questi anni ci siamo tolte tante soddisfazioni, ma abbiamo vissuto anche dei momenti difficili. Difficoltà che però la Messana è riuscita sempre a superare facendo quadrato, andando avanti esclusivamente con le proprie forze, grazie alla passione per questo sport che ci ha sempre contraddistinti.
P: Siamo arrivati nel momento clou del campionato. Ti senti di fare un pronostico sulla squadra che vincerà lo scudetto?
S: Secondo me una tra Sassari e Salerno che tecnicamente hanno qualcosa in più rispetto a tutte le altre formazioni. Sassari ha dimostrato per tutto l’anno di avere una marcia in più con un organico di assoluto valore, ma la nuova formula a due gare (andata e ritorno) è un rebus e sono convinta che anche le campionesse del Salerno potranno dire la loro, se ritroveranno la determinazione giusta.
P: E la Messana riuscirà a compiere l’ennesimo miracolo?
S: Mancano appena tre gare alla fine del campionato e non siamo ancora al sicuro, visto che con Vigasio giocheremo l’ultimo match dell’anno, ma sul nostro campo. Ad inizio di stagione il divario tra il nostro gruppo di giovani ( Triolo, Prisa, Luciano, Smedile, Franco, Piffer e Romano avevano un pò di esperienza solo in A2 ) e le altre squadre sembrava troppo netto. Poi piano piano con il passare delle settimane e gli impegni agonistici si è riusciti a creare una squadra unita anche con le nuove arrivate con le quali abbiamo legato subito sia dentro che fuori dal campo. Si è riuscite a creare un gruppo in poco tempo, un fatto quanto mai positivo perché non tutte le squadre riescono a farlo. Per noi è una sfida difficile ma che vogliamo vincere, ci sentiamo un po’ come le piccole d’Italia che si devono confrontare con il meglio della pallamano nazionale. Ma come dice sempre il nostro allenatore ‘non è con i cognomi che si vincono le partite, ma conta solo lo spirito con cui entri in campo e la voglia di stupire’.
di Piero Attanasio