Laure Oliveri: “Le giovani? Per crescere non dovrebbero restare in A2″

- Scritto il 8 febbraio 2011 -

Continua il viaggio di PallamanoItalia tra le giocatrici di Serie A2 Femminile che alle spalle hanno esperienza nel campionato di A1F, per raccontare un po’ le piccole realtà dell’handball nazionale attraverso la voce delle protagoniste più illustri. E’ la volta, oggi, di spostarci nel Girone C, dove parla Laure Olivieri, alteta dello Scinà.

PALLAMANOITALIA: Benvenuta Laure su PallamanoItalia e grazie per aver accettato questa nostra richiesta, ma cominciamo con l’intervista. Innanzitutto come mai hai deciso di andare a giocare nello Scinà in A2?
LAURE OLIVIERI: In realtà la decisione di tornare a Palermo è legata a motivi di studio. È stata una scelta sofferta, ma per quest’anno ho preferito privilegiare l’università anche se questo ha significato mettere un po’ in secondo piano l’attività sportiva. Vista la situazione la soluzione più comoda è stata quella di tornare a giocare allo Scinà, dove per me tutto ha avuto inizio!

P: Dopo aver militato in varie società di A1, e negli ultimi anni al Bancole, cosa trovi di diverso ora che ti ritrovi in questa categoria?
O: Il livello naturalmente è più basso rispetto a quello dell’A1. Ma a parte questo è diverso il modo di vivere quotidianamente la pallamano. A Bancole nessuna delle ragazze era del luogo; abitavamo tutte nello stesso palazzo. Eravamo li per giocare, e tutto veniva organizzato in funzione di allenamenti , partite e trasferte. L’impegno era quindi maggiore non solo dal punto di vista fisico ma anche mentale. In A2 invece quasi tutte le ragazze o studiano o lavorano ed è quindi naturale che la pallamano ne risenta.

P: Come ti stai trovando a Palermo con lo Scinà? E cosa ti manca di Bancole?
O: Mi trovo bene. È un gruppo molto affiatato, sia dentro che fuori dal campo. Non ho avuto alcun problema ad inserirmi anche perché non era un ambiente per me nuovo. Di Bancole mi manca un po’ tutto sia sul piano prettamente pallamanistico che sul piano personale. È stata un’esperienza estremamente positiva sotto tutti i punti di vista. Abbiamo conseguito buoni risultati come squadra ed è normale che vivendo 24 ore su 24 insieme si stringano forti rapporti di amicizia.

P: Tornando all’A1, cosa ne pensi del fatto che quest’anno le squadre del massimo campionato siano rimaste solamente in 6 visto il ritiro di Bancole e Ferrara?
O: Vedere un massimo campionato formato da sole 6 squadre penso dispiaccia a noi tutti appassionati e di certo non è una bella vetrina per questo sport. Ma è una situazione che purtroppo rispecchia le difficoltà in cui si trova la pallamano italiana.

P: Chi pensi vincerà il campionato di A1?
O: Per il momento mi sbilancerei dicendo Teramo o Sassari. Visti però i risultati delle partite penso che sia ancora presto per un pronostico. Non va sottovalutata nessuna delle altre squadre.

P: E della Nazionale Italiana, dato che ne hai fatto parte anche recentemente, cosa ne pensi? C’è modo di crescere ed ottenere dei buoni risultati?
O: Una crescita è possibile ma c’è bisogno di tempo. L’ultima qualificazione ha dato risultati positivi, ma, perché la nostra pallamano raggiunga livelli competitivi, la strada è ancora lunga. La Nazionale sta affrontando il cambio generazionale e questo richiede ancora di più continuità e costanza nel lavoro che viene fatto. Bisogna puntare su queste giovani di talento che purtroppo trovano spesso poco spazio nel massimo campionato. In quest’ottica trovo giusta la scelta di diminuire il numero di straniere, anche se questo comporta nell’immediato un ulteriore abbassamento di livello.

P: Ci sono giovani promettenti su cui lavorare? Avendo visto ormai quasi tutte le tue avversarie ne hai viste ed affrontate in campo?
O: Si ce ne sono. Ma il problema è sempre lo stesso. Per crescere non dovrebbero restare in A2. Molte di loro non hanno in questo modo la possibilità di fare un salto di qualità. O comunque la federazione dovrebbe cercare di inserire il maggior numero di atlete possibili nei progetti legati alle nazionali giovanili. Il talento di queste ragazze va seguito e curato altrimenti si corre il rischio che rimangano solo “promesse” della pallamano.

P: Per finire, che obiettivo ti sei posta all’inizio di questa tua nuova stagione come giocatrice? E con la squadra?
O: L’obiettivo della squadra è quello di vincere il campionato e ottenere la promozione in A1. Io volevo innanzitutto continuare a giocare, anche se in una categoria inferiore. La richiesta dello Scinà mi ha fatto molto piacere e per quanto mi riguarda sono contenta di poter dare il mio contributo.

P: E il campionato chi lo vince?
O: Penso che le più accreditate per la vittoria finale siano lo Scinà e il Floridia. Ci sono comunque altre squadre che possono metterci in difficoltà. Sicuramente sarà un campionato dall’esito incerto fino alla fine, come ha già mostrato questa prima parte.

di Désirée Dalla Fontana

L'Autore dell'articolo

Nata nel 1990, viene da Malo, provincia di Vicenza, ed è qui che conosce la pallamano. Nel 2009 si trasferisce nelle fila del Dossobuono, nota società del veronese. Nel 2011 decide di spostarsi nella vicina Vigasio. A Verona frequenta il corso di Interior Design all’Istituto Design Palladio.

34 Commenti in "Laure Oliveri: “Le giovani? Per crescere non dovrebbero restare in A2″"

  1. Qualunquemente 13 febbraio 2011 alle 09:51 · Rispondi

    Per lui purtroppo fare 83 gol(di cui la meta in contropiede..se non di piu)vuol dire giocare bene ed essere una forte ala..discorso ampiamente discusso e condivisibile… al bar dello sport…
    Adesso che Teramo ha perso in casa con Salerno magari dirà pure che ce stato un disequilibrio nella preparazione nella “penultima” settima prima della gara!

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