Giuseppe Tedesco. Nella sua carriera di allenatore, tanto tanto Bologna, una bella parentesi in nazionale, e poi ancora tanto tanto Bologna.
Basta un contatto, una telefonata, per percepire subito una gentilezza ed una disponibilità davvero inviadibili.
La stessa gentilezza con la quale mister Tedesco accetta, in esclusiva per PallamanoItalia, di concedere questa interessantissima intervista.
PALLAMANOITALIA : Salve Mister Tedesco e benvenuto in PallamanoItalia. Prima domanda decisamente d’obbligo : come prosegue la costruzione del “suo” nuovo Bologna?
GIUSEPPE TEDESCO : Sono soddisfatto di quanto la Società ha fatto fino a questo momento; è chiaro che dopo la passata stagione agonistica abbiamo deciso di cambiare, e su quella linea stiamo procedendo. Stiamo cercando di costruire una squadra più italiana, più giovane, più “cattiva”, e ciò comporta la rinunica ad alcuni forti giocatori. Gli arrivi di Alessandro Baschieri, Alessio Bisori e Stefano Norberti vogliono andare proprio in questa direzione.
P : Avete perso Piero Di Leo, giocatore che, nonostante una condizione fisica non eccellente, rimane sempre un grandissimo atleta. Come pensa di rimpiazzare la sua assenza nel corso della prossima stagione?
T : E’ vero, abbiamo perso Piero Di Leo che è stato per tanti anni un punto di riferimento, ma nel frattempo altri giocatori sono maturati ed altri sono stati acquisiti, e perciò speriamo che l’assenza di Piero non si faccia sentire troppo; sono convinto che il nostro reparto di esterni (terzini, centrali) sarà in grado di tenere bene il campo.
P : Alessandro Tarafino, per sua espressa volontà, è insistentemente richiesto dallo United. Quanto c’è di vero in quest’affermazione?
T : Alessandro Tarafino è un grandissimo giocatore e credo che tutti gli allenatori vorrebbero annoverarlo nella sua squadra. Io, comunque, lo prenderei sempre; se Alessandro vorrà cambiare squadra, Bologna sarà in lizza per provare a prenderlo.
P : Conversano porta a casa Radovcic, Sampaolo e Capote, tre acquisti di indiscussa qualità. E’ preoccupato per la campagna di rafforzamento dei pugliesi, o confida nell’annata buona per il suo Bologna?
T : Conversano sta facendo benissimo non solo con gli acquisti di Radovcic e Sampaolo, due fra i migliori giovani italiani, ma anche perchè questi arrivi si innestano in un telaio già competitivo; anche Secchia per me sta operando molto bene, così come mi pare abbiano fatto Prato e Siracusa (importantissimo l’arrivo di Garcia). Per quanto riguarda Casarano, Fasano e Teramo, sarà meglio aspettare la fine delle operazioni. Bologna, come ormai fa già da qualche anno, magari con l’eccezione dello scorso anno in cui si è puntato dall’inizio ad essere una delle due favorite per la vittoria, vorrebbe allestire una squadra da primi posti, per poi eventualmente essere in grado di sfruttare qualche favorevole contingenza; ritengo che sia fondamentale, per una squadra come la nostra che ambisce ad un ruolo importante nella pallamano italiana, stabilizzarsi nelle prime posizioni, ed in questo senso il nostro progetto è fin ora riuscito.
P : Mister Tedesco, a seguito della mancata qualificazione della nazionale italiana per i Mondiali di Croazia 2009, la FIGH non ha espresso pubblicamente pareri o decisioni nei suoi confronti, tanto da suscitare un certo malcontento tra gli appassionati. Per quanto la riguarda, come si è comportata la FIGH con lei? Ritiene che questo immobilismo sia stato ravvisato solo dagli appassionati, o anche lei a qualcosa da dire a riguardo?
T : Tutto è stato molto limpido. La Federazione a mezzo del suo Direttore Tecnico, Giuseppe Lo Duca, mi ha chiesto di occuparmi della Nazionale per le sole qualificazioni ai Mondiali del 2009, ed io ho accettato con grande orgoglio; in questa breve esperienza sono stato supportato, insieme al mio assistente Riccardo Riccardi e a tutto lo staff (che approfitto per ringraziare), da tutta la Federazione, a cui purtroppo non siamo riusciti, anche se per poco, a regalare l’accesso ai play-off. Ritengo che abbiamo fatto comunque un buon lavoro, soprattutto se paragonato alla qualificazione realativa all’Europeo di Norvegia. E comunque, si è risvegliata la passione dei giocatori, per la Selezione Nazionale.
P : Attualmente, sempre rimanendo in ambito “Italia”, per la panchina si fa il nome di Francisco Javier Equisoain. A suo parere, lo spagnolo, nonostante la sua infinita esperienza, basterà a risollevare le sorti della nostra pallamano?
T : Quello di Equisoain è un grosso nome nel contesto internazionale, ed è quindi qualcosa che, insieme ad un importante lavoro di tutta l’organizzazione, potrebbe risultare molto utile alla pallamano italiana. Ripeto, io ho visto, nella mia breve esperienza, una forte motivazione sia della Federazione che dei giocatori e quindi sono convinto che la Nazionale maschile potrà far bene.
P : Una domanda secca e veloce, che però racchiude un discorso infinito al suo interno : perchè la pallamano italiana stenta a crescere, a differenza di altri paesi europei?
T : La pallamano italiana, rispetto a quella di altri paesi europei, sconta secondo me una serie di cause concomitanti, a partire dalla monocultura calcistica imperante in Italia e molto meno negli altri paesi, una disastrosa situazione dell’impiantistica sportiva – pensate che si costruiscono ancora palazzetti inferiori al 40×20 – , una totale esclusione da parte dei media – è stato tuttavia importantissimo il contributo televisivo di Sky, senza dimenticare negli anni appena precedenti, Raisat -, una scarsa capacità delle società, troppo prese a farsi la guerra fra poveri, invece di pensare al bene comune ed a quello dei giocatori che sono l’elemento fondamentale per fare sport, la poca intraprendenza di Noi allenatori, che aspettiamo sempre che qualcuno faccia qualcosa per Noi e non smettiamo mai di lamentarci, invece di avere il coraggio di scommettere su Noi stessi, investendo Noi in questo sport. Sicuramente ci saranno altre ragioni, ma queste sono già molto importanti.
P : Se le cito il binomio “Pallamano Italiana – Professionismo”, cosa mi risponde? Parlo ancora di un accostamento irragiungibile, per i nostri standard?
T : Mi accontenterei di professionalità ed in questo credo che la nostra Federazione, con la creazione del campionato di Serie A Elite, abbia fatto un passo importante, per far sì che il Nostro movimento possa crescere e cioè far sì che le Nostre nazionali possano qualificarsi per le Olimpiadi e per altre manifestazioni importanti. Le Nazionali possono ottenere risultati solo se i giocatori fanno professionalmente pallamano e non certo allenandosi due o tre volte a settimana, nei ritagli di tempo libero lasciati dal lavoro, oppure potendo partecipare agli stages ed ai tornei senza dover contrattare le ferie con i loro datori. Credo che le società di Elite, che spero possano essere sempre di più, debbano svolgere il compito di professionalizzare prima i giocatori e poi tutto il movimento.
P : Mister, cosa risponde a coloro i quali, sia nel corso della sua esperienza in azzurro che nell’ambito di tutta la sua carriera emiliana, la “accusano” di utilizzare una difesa troppo piatta e poco attenta ai tiratori?
T : In azzurro abbiamo perso la partita con la Svizzera sui gol dalle ali, ed abbiamo noi fatto tanti gol da fuori contro la loro 6-0. A parte amenità del genere, la difesa ha tanti aspetti, si può giocare in tanti modi e non bisogna dimenticare che la parte fondamentale della difesa è il portiere, che spesso para anche senza nessuno davanti. L’idea di base, profondità o meno – in tutta la seconda fase Bologna ha giocato con una 5-1 molto profonda -, è quella di entrare in possesso della palla per poter giocare in velocità, e quindi il fallo è in extrema-ratio, perchè come tutti sanno, con il fallo la palla rimane agli avversari, a meno di sviste arbitrali. Altra idea fondamentale è quella di cercare di giocare il più tempo possibile in sei giocatori e non in inferiorità numerica; comunque tutto è opinabile. Queste sono le mie idee che cerco di mettere in pratica, giorno per giorno, in palestra, dopo aver imparato da molti bravi allenatori, italiani e non, e soprattutto dopo aver avuto la fortuna di essere stato al fianco di Lino Cervar, che personalmente reputo come uno dei più grandi allenatori della pallamano internazionale.
Insomma, un Beppe Tedesco a tutto campo, capace di spaziare da un argomento all’altro, con lo spirito di uno che la pallamano la mastica, la respira e soprattutto la ama.
Saluto con piacere i lettori di PallamanoItalia
di Matteo Aldamonte
