Stefano Cammisa : “Speriamo di non passare dalla confusione al coma”

In esclusiva per PallamanoItalia, Stefano Cammisa, presidente della Pallamano Intini Noci, parla di mercato, di Elite, di programmi e di come salvare e promuovere questa disciplina.

PALLAMANOITALIA: Salve presidente e benvenuto in PallamanoItalia, la prima domanda è scontata: il mercato della Pallamano Noci si chiuderà con l’acquisto di un pivot? Se sì, qualche nome?
STEFANO CAMMISA: Un pivot in casa noi lo abbiamo già, si tratta di Michelangelo Coppola. La società a suo tempo lo ha fortemente voluto e sono convinto che, se chiamato ad essere il pivot titolare, non demeriterà. Ma, se proprio devo fare un nome per un altro giocatore in questo ruolo dico Ninni D’Alessandro: gli sforzi della società sono concentrati a convincerlo a giocare ancora per un altro anno.

P: Già effettuati cinque acquisti: è soddisfacente questo inizio di mercato? Circola qualche voce che vuole Piero Di Leo nuovo giocatore biancoverde, cosa c’è di vero?
C: Il corteggiamento a Piero Di Leo dura ormai da oltre 2 anni. Non è un’operazione facile sia per le sue mire che per le sue aspirazioni, vedi il ritorno in nazionale. Certo è che se fossimo stati promossi in Elite quest’anno, Piero sarebbe stato quasi sicuramente un giocatore della Intini Noci.
In quanto all’inizio di questo mercato, credo ci siamo mossi bene, abbiamo ringiovanito e infoltito la rosa, attualmente ci possiamo permettere di dire che la Intini Noci ha ben 17 probabili titolari. Se immagino questa squadra già in campo dico che possiamo fare bene.

P: Ha chiaramente dichiarato di puntare all’Elite in tre anni. Il primo è passato e dalla prossima stagione la concorrenza si fa sempre più agguerrita, pensa di riuscire comunque nel suo intento?
C: Guai se non ci fosse concorrenza, il campionato non darebbe stimoli nemmeno a noi. Se non riusciamo a rispettare il programma del triennio vorrà dire che la pallamano sta crescendo tantissimo e questo non può fare altro che bene all’intero movimento.

P: La pallamano stenta, soprattutto a livello economico, ma a Noci tuttavia si parla di programmi, di progetti. Qual è il segreto per non affondare?
C: L’entusiasmo, innanzitutto. Se non ci fosse l’entusiasmo unito alle nostre forti motivazioni, non ci sarebbe programmazione. Certo l’aspetto economico è importante: noi siamo sempre stati molto ponderati e non abbiamo mai fatto il passo più lungo della gamba. Se oggi avessi un budget notevolissimo ti dico che penserei a ripartirlo su più anni, piuttosto che spenderlo in un’ annata che mi facesse raggiungere la promozione.

P: In molti dicono che per la crescita di questo sport sono fondamentali i giovani, qual è l’impegno della Pallamano Noci nei loro confronti?
C: Quanto sono fondamentali per noi lo dimostra la nostra campagna acquisti all’insegna della linea verde. Ma non solo questo, la gestione del nuovo impianto ci darà la possibilità di programmare al meglio le attività del settore giovanile. Non nascondo le difficoltà nel curare al meglio la formazione delle nuove leve, le idee ci sono, ma non mancano gli ostacoli nel trovare la materia umana che si deve occupare della formazione dei più giovani. Da quest’anno cercheremo di gettare le basi per un’organizzazione più efficiente e professionale. Dico di più, non so se già quest’anno, ma sto pensando di fare a meno di un ingaggio di un campione per ingaggiare un tecnico che si occupi solo ed esclusivamente dell’intero settore giovanile.

P: Cosa propone lei per promuovere questa disciplina? Sono solo i giovani il punto di partenza?
C: La promozione deve, innanzitutto, partire da una migliore gestione da parte delle componenti federali. Non è possibile che le società facciano sempre tre passi avanti e la federazione ne faccia sempre uno indietro. Da parte nostra c’è la massima disponibilità a collaborare con la FIGH, e dico collaborare, per cercare di dare la scossa ad un movimento che altrimenti potrebbe passare da uno stato di confusione ad uno di coma. Io mi auguro che non sia così!

P: Ultima domanda fantapallamanistica: se le avessero proposto una fusione, cosa avrebbe fatto?
C: In tutta sincerità nei tanti anni di pallamano che ormai ho messo alle spalle ho fatto parecchie amicizie nel nostro movimento. Devo dire che dalla Sicilia al Trentino sono una decina le persone con cui mi imbarcherei per un progetto serio. Ma non certo per una fusione. A cosa servirebbe una fusione? O meglio cosa si dovrebbe mettere insieme: giocatori, forze economiche o cos’altro? Credo che invece di paventare fusioni ci si dovrebbe fondere, fermo restando le identità di ognuno, in modo da costruire qualcosa di serio per il lancio definitivo della pallamano in Italia.

 

Questo è il Cammisa-pensiero. Il presidente nocese ha spaziato per tutti gli ambiti della pallamano consigliando, proponendo, mettendo in mostra quella che è la pallamano a Noci e non risparmiando di certo qualche frecciatina agli abitanti del piano di sopra.

di Sergio Palazzi

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