E’ stata la vittoria più sofferta, conquistata con l’impegno e senza nomi altisonanti. E’ stato lo Scudetto di Francesco Trapani, del suo Casarano, e degli allenatori italiani, che con lui – ma non solo – dimostrano di meritare attenzione e rispetto.
Offre spunti interessanti, di cui discutere, Francesco Trapani, intervistato in esclusiva da PallamanoItalia. Ci parla di vittorie, di professionismo tra i tecnici, di crisi e tanto altro. Ecco cosa ci ha detto.
PALLAMANOITALIA: Francesco Trapani, allenatore dell’Italgest Casarano, complimenti innanzitutto per lo Scudetto e benvenuto su PallamanoItalia. 30 – 34 in Gara-1, 35 – 26 in Gara-2 e Conversano liquidato in men che non si dica. Il segreto di questo successo, ai più apparso sorprendente?
FRANCESCO TRAPANI: Grazie per i complimenti che, però, sento di dover condividere con tutto la squadra: giocatori, staff e dirigenza. Non penso, poi, che alla base del nostro scudetto ci siano segreti particolari, se non la consapevolezza dei propri mezzi da parte dei miei giocatori e il voler dimostrare di essere la squadra più forte del campionato, anche se i più non la pensavano così.
P: Secondo posto, superata una squadra ostica come il Gammadue Secchia, ampiamente battuti i favoriti e tricolore conquistato. In cosa può migliorare l’Italgest del prossimo anno? E soprattutto, ripartirà con lei in panchina?
T: Credo di poter affermare che, in Italia, abbiamo vissuto una stagione da protagonisti, conquistando la Supercoppa e lo Scudetto e arrendendoci solo in finale sia nell’Handball Trophy sia in Coppa Italia. Certo qualche rammarico per l’avventura in Europa ci rimane visto che non abbiamo centrato la qualificazione in Champions League solo per differenza reti, per poi uscire troppo presto dalla coppa EHF. Ora tutto questo, però, appartiene al passato e bisognerà programmare il futuro sempre con la voglia di migliorare ma con la consapevolezza che non sarà assolutamente facile riconfermarsi ai livelli di questa stagione. Per quel che riguarda il mio futuro, posso dire che le premesse per continuare insieme sembrano esserci tutte, però solo nei prossimi giorni potrò essere più preciso.
P: Con lo Scudetto, il Casarano ha conquistato l’accesso ai preliminari di Champions League, ma le ultime indiscrezioni parlano di ridimensionamento nei programmi di Ivan De Masi; l’intenzione sarà quella di tentare l’accesso alle fasi finali della Champions League, magari rinforzandosi, o ci si concentrerà solo sulla realtà italiana?
T: Questa domanda dovreste rivolgerla direttamente a lui, e non a me, se volete una risposta attendibile. Io posso solo garantirvi che, a prescindere dalle scelte future, Ivan De Masi è un grandissimo appassionato di pallamano che con i suoi collaboratori, per chi lo avesse dimenticato, in meno di cinque anni, ha portato il Casarano dalla serie B alla vittoria di tre scudetti consecutivi. Purtroppo persone così da sempre, e non so il perché, il nostro movimento invece di considerarle importanti risorse per la sua crescita (come avviene nelle altre discipline) le considera degli intrusi da trattare con diffidenza correndo il serio rischio di spingerli verso il disimpegno.
P: Mister Trapani, con lei un tecnico italiano torna a vincere il campionato italiano; oltre a lei, Trillini, Tassinari, Ghedin, ma anche Deiana, Panariello e Savini nel settore femminile, e sicuramente ne dimentico qualcuno. I tecnici italiani ci sono, ma perché allora si continua a puntare maggiormente su allenatori stranieri?
T: Penso di poter affermare che negli ultimi anni, per vari motivi, qualcosa sia cambiato: non dimentichiamoci che quest’anno ben tre delle quattro semifinaliste dell’Elite erano guidate da tecnici italiani e che anche Siracusa, Teramo e Prato avevano un tecnico italiano. Anche nel massimo campionato femminile c’è stata una netta predominanza di tecnici italiani e permettetemi di cogliere l’occasione per complimentarmi con Deiana e il suo Sassari per la vittoria dello scudetto.
Comunque, con un pizzico di orgoglio, consentitemi di dire che sarei molto felice se questi nostri scudetti potessero servire a far crescere in tutto il movimento la stima nei confronti dei tecnici italiani, a prescindere dall’insensato dualismo con i tecnici stranieri, perché personalmente sarei felice di vedere all’opera in Italia tanti tecnici stranieri di livello come l’attuale Ct della nazionale Zupo Equisoain che possano contribuire alla nostra crescita.
Penso, anche, che di tecnici italiani validi ce ne siano, potenzialmente, molti di più di quello che s’immagina, perché negli anni, purtroppo, l’evoluzione della pallamano italiana ha “consigliato” la maggior parte di noi a non investire tutte le proprie energie in una carriera professionistica.
Pertanto solo chi ha avuto delle realtà importanti vicine e che hanno, chi per scelta e chi per convenienza, creduto in loro si sono potuti mettere alla prova e magari togliersi delle grosse soddisfazioni com’è successo a me.
E’ anche vero, però, che ci sono diverse eccezioni che hanno scelto la carriera professionistica: tra i capofila metterei Tedesco e Trespidi che sono arrivati alla guida della nazionale seniores, maschile il primo e femminile il secondo.
P: Non pensa che, in qualche maniera, i tecnici italiani debbano organizzarsi tra loro per pianificare, magari insieme al CT della Nazionale, il futuro tecnico di questa disciplina? Avete mai fatto un pensierino, tra voi addetti ai lavori, a un’idea del genere?
T: La mia opinione è che la mancanza di un’associazione di allenatori, come di giocatori o delle società sia un segnale lampante dell’arretratezza del nostro movimento rispetto al resto d’Europa. Penso che ognuno di noi in base al proprio ruolo dovrebbe assumersi le responsabilità per questa mancanza, il mio auspicio è che presto i tecnici italiani riescano a capire l’importanza di associarsi e inizino un cammino in tal senso.
Certo, è opinione comune che ci sia bisogno di un sempre maggior numero di occasioni d’incontro fra tecnici per favorire il confronto e lo scambio d’idee, ma in tutta onestà, purtroppo, quanti di noi sono disposti o sentono il bisogno, se non obbligati, di investire tempo e denaro in occasioni del genere?
Per quel che riguarda, poi il rapporto con il CT della nazionale, a parte la doverosa disponibilità alla collaborazione da parte dei tecnici di società, penso tocchi a lui stabilire i tempi e i modi di questa collaborazione. Chissà se un giorno nella pallamano italiana accadrà quello che è successo nella pallavolo ai tempi di Velasco che a inizio stagione effettuava uno stage con tutti gli allenatori dei club della massima serie per programmare e progettare un lavoro che avesse una filosofia comune.
P: Stando alle ultime indiscrezioni, le squadre della Serie A Elite subiranno, chi più chi meno, un ridimensionamento legato alla crisi economica che sta riguardando i vari sponsor. Pensa che questa difficile situazione possa comunque giovare alla nostra pallamano, considerando che le formazioni potrebbero affidarsi a rose perlopiù giovani?
T: Non penso che la crisi economica possa trasformarsi in una risorsa soprattutto in un ambiente come quello della pallamano italiana che già da qualche tempo sta raschiando il fondo del barile, anche perché purtroppo non vedo in giro un numero così elevato di giocatori giovani italiani pronti al momento per l’Elite. Io sono dell’idea che se ci sarà un ulteriore ridimensionamento di budget da parte della maggioranza dei club della massima serie, rischiamo seriamente un salto all’indietro nel tempo di circa trent’anni. Intanto non sappiamo ancora se la formula del prossimo campionato d’Elite rimarrà la stessa o cambierà ancora; credo che solo dopo la pubblicazione del nuovo vademecum, tutte le società potranno progettare con cognizione di causa la prossima stagione. Credo, anche, che dal mercato arrivino segnali che vanno in direzione contraria rispetto all’eventualità di un ridimensionamento generale: Conversano punta a potenziare la squadra dello scorso anno, Bologna sembra stia rivoluzionando ma non ridimensionando il roster, Fasano ha confermato Costanzo e punta ad allestire una squadra di primo piano e anche da Siracusa arrivano voci di movimenti in entrata. Solo Secchia, per il momento, sembra aver giocato a carte scoperte annunciando un ridimensionamento del budget e, conseguentemente, degli obiettivi per la prossima stagione.
P: Mister, lo scorso anno ha avuto modo anche di guidare la Nazionale Under 21 nel torneo Grand Prix, giocato in Abruzzo. Che idea si è fatto, anche alla luce del campionato appena concluso e dei giovani in esso apparsi, del futuro che attende la Nazionale italiana?
T: Credo che si debba essere ottimisti perché nell’ultimo periodo sono arrivati segnali molto positivi. La squadra Juniores (88-89) si è ben comportata nel difficile girone di qualificazioni ai mondiali di categoria; la squadra allievi (92-93) ha ben figurato sia nella Coppa del Mediterraneo, sia nella Coppa Latina. Penso che in questo gruppo allievi ci siano diversi ragazzi di prospettiva e mi auguro che continuino a lavorare insieme per crescere sempre più. Questo non vuol dire, però, che dobbiamo essere soddisfatti del lavoro fatto a livello giovanile dalla pallamano italiana; anzi tutte le società devono prendere coscienza che curare i settori giovanili, dal promozionale all’under 18, non è un obbligo federale ma il modo più intelligente per garantirsi un futuro migliore.
Con grande piacere mando un saluto a tutti i lettori di PallamanoItalia e faccio i complimenti a tutto lo staff per l’entusiasmo, la passione e la dedizione con cui state sviluppando il vostro progetto.
di Matteo Aldamonte
bell’articolo e soprattutto complimenti per gli allenatori italiani citati.trapani e” davvero un ottimo allenatore e apprezzo molto quello che ha detto.ci dovrebbero essere tante persone come lui e i succitati per far crescere questo sport.di allenatori bravi in italia ce ne sono e anche di emergenti.
peccato per lo stage che non si fara’ piu’ sarebbe stato come auspicato un grosso motivo di incontro e di confronto tra allenatori e appassionati di pallamano.