Il nostro urlo

Mi servono su un piatto delle dichiarazioni di Marco Trespidi. La prima cosa, spontanea, che mi viene di fare è un confronto. Norvegia vs Italia. Hammerseng vs Barani, per dire due nomi a caso. Poi ci ripenso: troppo scontato e banale.

Leggo le parole del tuttologo della pallamano italiana: “qui i problemi sono identici: ritardi negli stipendi, ore a disposizione, palazzetti e strutture”. Solo che lì, tra i fiordi, vige il professionismo. E chi sa cos’è il professionismo qui in Italia?

No, non voglio fare la solita sparata gratuita contro la federazione. È monotona in tempi in cui dobbiamo deciderci a cambiare. E se non ci aiutano, bisogna farlo con i nostri mezzi. Ognuno nel proprio piccolo. Nel proprio orto che non perdiamo mai occasione di difendere a spada tratta.

La federazione non organizza corsi di aggiornamento per gli allenatori. Beh, che si aggiornassero da soli gli allenatori! Lo fanno già, certo, ma non si lamentino. Non ci sono selezioni per le nazionali giovanili? Beh, freghiamocene della nazionale. Facciamo l’interesse del club. Cresciamo il nostro o i nostri bei giovanotti in casa, facciamoli giocare, diamo loro spazio. Il buon Trespidi l’ha fatto e forse ha pagato anche per questo l’esonero dalla prima squadra.

L’ex allenatore di Dossobuono parla anche del reclutamento che è “alla base di tutto e perfettamente organizzato”, dice che “lo sport è assolutamente radicato nella mentalità norvegese”, che “se una ragazza sceglie uno sport di squadra sceglie la pallamano”. Non ci riesco, devo farlo: anche la mentalità italiana non può fare a meno dello sport. Il gol di braccio di Adriano, i tifosi investiti, o, per essere più vicini a noi, ricorsi, campi piccoli, campi scivolosi, campi mobili. Ce n’è per tutti. Se una ragazza sceglie uno sport di squadra sceglie il volley, se un ragazzo sceglie uno sport di squadra sceglie il calcio. Ma i genitori si preoccupano per i loro pargoli costretti a subire il rigido inverno giocando a calcio. Meglio la pallamano, si gioca al coperto, magari in un palazzetto riscaldato.

Il Levanger, il club di Trespidi, ha duecento tesserate in un paese di 17mila abitanti e con altre cinque squadre. In tutta la Norvegia, ci sono club che lavorano solo con il settore giovanile. In Italia ci sono club che lavorano solo con la prima squadra, il settore giovanile è lì, perché l’Under 18 è obbligatoria.

Rileggo e non vorrei aver scritto niente. Vorrei parlare del grande Amburgo della settimana scorsa, del Veszprem che vince per Cozma, ma mi accontenterei anche di un Teramo che regge per quaranta minuti a Conversano. You can’t always get what you want cantavano i Rolling Stones ormai quarant’anni fa. Non sempre puoi avere ciò che vuoi.

di Sergio Palazzi

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3 Comments

  1. Marco Trespidi said:

    Il rischio nel leggere cose dette ad altri è di non sapere, o non voler scrivere, quale fosse il contesto e soprattutto prendendo frasi a caso di certo il senso ne viene svilito e male interpretato, se vuoi sapere mio “buon” Palazzi cosa penso chiedimelo direttamente cosi inevce di interpretare potrai capire.
    Professionismo qui come in italia significa che se non paghi l’organo di controllo federale arriva e ti da un mese per saldare i conti o vendere le giocatrici ( qui i valori dei cartellini sono un pò diversi)diversamente la società viene sciolta e le proprietà vendute per pagare i debiti ( ad esempio la mia società è proprietaria della sede sociale e di un kinderheim). In Italia se non paghi un giocatore o un allenatore , pazienza………
    In Norvegia essiktono corsi di aggioprnamento e coris di qualificazione ma la funzione dell’aallenatore la può svolgere chiunuqe, non essite infatti nessuna norma che regoli la scelta o il tessseramento di un allenatore, è una mansione che può svolgere il custode del palazzetto ( che non abbaimo dato che ci alleniamo a levanger ma giochiamo a 30 km da qui…..)se la società lo ritiene in gardo di svolgere quellamansione.
    Cioè la regoal èsemplice : dimostra di valere e lavori.Pensi forse che Tasssinari, Trillini, Loduca, Tedesco, Ghedin e chi più ne ha più ne metta siano divenati quelloc he sono attarverso corsi federali? Ma stiamo scherzando? Alla federaqzione corre l’obbligo del formazione di base, quella che per ora latita ma mi pare che ci siano segnalimolto confortanti con i corsi attivati dove però la partecipazione (guarda caso sttrano …..) è scarsissima purtroppo.A tutto il resto,alla specializzazione, ci dobbiamo pensare noi, le opportunità sono tantissime , SdS , Federazioni estere , Ehf , Intenet, Ihf, basta volerlo fare.
    La differenza quando parlo di mentalità sportiva radicata è nelle cose che dici : qui ci alza alle 6 del mattino e si va a correre alle 7 nella neve a -15° , prova a proporlo alle nostre ragazze…….anche da noi la mentalità sportiva è radicata , è per quello che abbiamo successi quasi a tutti i livelli per la volontà di qualcuno, per la passione di altri , e per la buona fede dei più.Ma è un sistema totalmente diverso, qui vedi in giro con un freddo polare e sotto la neve vecchieeti di 80 anni che vanno a piedi a fare la spesa e si fanno magari un paio di chilometri a piedi per tornare a casa. E’ una cultura diversa , un ambiente diverso i paragoni sono impossiili ed ingenerosi.
    La scelta di tagliare le straniere ( da 6 a 3) e di portare in prima squadra giocatrici giovani e locali prima o poi la dovevo pagare e cosi è stato, sono contento di averlo fatto, ora questo club ha un futuro , le due under 18 che ho sempre in campo in prima squadra sono ora convocvate anche in nazionale e continuano a lavorare con me , per la prima volta nella loro storia possiamo vincere la League Under18 e siamo primi anche in Under 16 , con la Under 20 vedremo a fine mese nel concentramento che si potrà fare. Il Presidente ha pagato la scelta di aver paura e verrà sostituito a marzo , perchè la gente di qui vuole giocatrici di casa in campo e non straniere .Oggi le può avere.
    Balsanti venuta qui perchè cercata da me e totalemente sconosciuta dopo la diffidenza iniziale ora ha avuto la proposta di rinnovo del contratto, è un grande successo per lei e dimostra però che con la possibilità di allenarsi seriamente e regolarmente ( 9/10 volte la settimana) un atleta di talento può diventare un buon giocatore, come Cariolina ce ne sono molte altre in italia, ma per loro passano gli anni e la realtà della pallamano dei club che privilegia straniere a naturalizzzate di vario tipo non gli darà mai modo di esprimersi.
    Qui il reclutamento funziona perchè il club ha decine di volontari che nel tempo libero lavorano per il club , i contatti con la scuola sono perssanti e non esiste un progetto federale , esiste solo la consapevolezza dei club che i giovani sono la linfa vitale e nell’iimediato futro con la crisi incombente sarà sempre più vero. Nella scuola superiore locale esiste un corso di specializzazione in pallamano , quello dove insegno io, che si può scegliere come una qualunuqe altra specializzazione professionale.
    Quando piangersi addosso e criticare la federazione non sarà più la attviità principale di noi tesserati probabilemente potremo essere davvero lo sport alternativo e avere lo sviluppo che ci meritimao.
    Caro Palazzi non so chi tu sia , ma se hai bisogno di chiarimenti sul mio pensiero sai come contattarmi sono sempre a disposizione per parlare di pallamano, buon lavoro.

  2. massimo bordoni said:

    complimenti per quanto detto dal signor trespidi, sono convinto però che il cambiamento debba venire dalla base e quindi la gente che frequenta la pallamano, gli allenatori che allenano giovani e che per arrivare a fare una squdra fanno 50 60 telefonate a famiglie per convicere i loro figli a venire a giocare a pallamano, ad allenatori che non sanno cosa sia la selezione che prendono tutti a giocare noi dobbiamo cambiare migliorare e fare sempre di più, qui poi veine la parte societaria che magari spende x per il giocatore straniero o l’allenatore straniero o per il naturalizzato e il settore giovanile lo fà un povero allenatore con quattro ragazzini che tutte le domeniche prendono 50 gol, o siccome tu sei italiano prende meno di cic mic e quant’altro, io alleno da 17 anni mi sento un amatore della pallamano mi impegno e mi faccio il mazzo ma dico solo valorizziamo il nostro lavoro e che le società premino i proprio allenatori fatti in casa o comunque italiani un saluto a tutti bordoni massimo.

  3. Marco Trespidi said:

    Si è proprio e solo cosi, cosi ho inziato e come me hanno iniziato mille altri appassionati, ho cominciato ad allenare a Dossobuono nel 1976 , campo all’aperto , C femminile ma c’erano due squadre nello stesso paese che non è nemmeno Comune ma una frazione, e due squadre maschili , con almeno altre 8 nella provincia tanto che c’era la D maschile!!!!
    L’avvento senza limiti e senza logica di giocatori e ancor più allenatori stranieri ha tolto le radici del nostro movimento , a noi ripiantarle , a noi ritornare alle mille telefonate ,a noi tornare nelle case dei genitori pregandoli di lasciar venire i figlia giocare, a noi ricostruire e ricreare le società purtroppo morte,a noi perseguitare presidi e direttori di circolo per farci entrare nelle loro scuole, la pallamano e cominciata dagli allenatori e dagli allenatori può ripartire.

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