Euro 2010, il resoconto della prima fase

- Scritto il 12 dicembre 2010 -

E’ calato il sipario sulla prima fase della manifestazione. E sull’avventura europea di quattro squadre, ultime nei rispettivi gironi e di conseguenza con le valigie in mano dopo appena tre partite: Serbia, Islanda, Slovenia e Germania. Se la veloce eliminazione delle prime tre, collezioniste di sconfitte, era prevedibile, fa scalpore il fallimento delle Germania. Non solo a causa del blasone e della tradizione di una squadra capace, tanto per dirne una, di arrivare alle semifinali nell’edizione precedente. Non solo perché le tedesche, vincitrici del girone dell’Italia nelle qualificazioni, presentavano una rosa di tutto rispetto che includeva, tra le altre, due attuali campionesse europee per club (Anja Althaus e Grit Jurack, quest’ultima pure candidata all’IHF World Player of the Year 2010) ed una giovane dal sicuro avvenire quale Franziska Mietzner. Ma anche e soprattutto per il modo in cui tale disastro è maturato; scivolate contro la Svezia all’esordio, le tedesche si erano riprese battendo l’Olanda, tanto che per qualificarsi bastava loro una vittoria, un pareggio o addirittura una sconfitta per meno di otto reti contro la modesta Ucraina, ancora a quota zero dopo due incontri. Ma venerdì sera i peggiori incubi si sono materializzati: a dispetto di una Jurack assai più incisiva che nei primi due incontri, la squadra è stata umiliata dalle volonterose compatriote di Irina Chernova. Un massacro maturato gradualmente, punto dopo punto, svantaggio dopo svantaggio, fino all’incredibile 23-33 finale, che segna il meritato passaggio del turno per le ragazze di Leonid Evtuschenko e la fine ingloriosa della campagna di Scandinavia di un Rainier Osmann sotto shock al sessantesimo. Aufwiedersehen Deutschland!

L’altra grande protagonista delle prima fase è stata la Norvegia. Ma in maniera diametralmente opposta: la macchina da guerra di Thorir Hergeirsson, costruita per portare a casa il quarto titolo consecutivo, ha abbattuto qualunque ostacolo le si parasse davanti. Sbarazzatesi senza complimenti della Francia argento ai Mondiali 2009, le guerriere vichinghe hanno maramaldeggiato sulle baby-slovene (cinque atlete del 1991 ed altre ragazze molti giovani in una squadra piena di debuttanti) con un atteggiamento … quasi da chiamare il telefono azzurro. E per non farsi mancare nulla hanno cancellato dal campo l’Ungheria, ovvero quello che avrebbe dovuto essere il rivale più ostico della prima fase: 34-13 lo score finale, persino imbarazzante da commentare. Katrine Lunde Haraldsen al solito grandissima in porta (con un 67 percento contro le ungheresi che parla da solo), la difesa impenetrabile, con i pilastri dall’esperienza da vendere Gro Hammerseng e Tonje Larsen a far faville, e bravissima a lanciare in un nanosecondo contropiedi finalizzati altrettanto rapidamente. E se le difese avversarie sono schierate … ci pensa Heidi Løke, con ogni probabilità il miglior pivot del mondo. Ben coadiuvata dall’ala-terzino Nora Mørk – già ritagliatasi un posto al sole sulla scena internazionale a nemmeno vent’anni – e ben sostituita quando necessario da Marit Malm Frafjord. Insomma un gruppo compatto che rasenta la perfezione, ed avrà pure il vantaggio di un girone relativamente facile nel Main Round, nel quale addirittura partiranno con il massimo dei punti disponibili (quattro, in virtù dei successi contro le altre qualificate nella prima fase).

Ma una giornata storta può capitare anche nelle migliori famiglie, e se dovesse accadere nelle sfide che assegnano le medaglie, qualcuno ne approfitterebbe di sicuro. Le candidate al ruolo di anti-Norvegia sono essenzialmente quattro: Danimarca, Romania, Russia e Montenegro. Peccato che nel turno ormai alle porte dovranno scannarsi a vicenda in un gruppo tanto difficile quanto dal pronostico complicato.

Le Danesi, uniche a partire a punteggio pieno nel loro gruppo, sono quelle in teoria nelle migliori condizioni. Si sono ben comportate nella prima fase, sconfiggendo la Serbia e la Spagna vice-campionessa in carica. Ma sopratutto trionfando sulla quotatissima Romania in una partita definita ‘la migliore degli ultimi sei anni’ da media e tifosi di una nazionale che da tempo aveva smarrito il gusto delle passate vittorie. Certamente l’attuale formazione di Jan Pytlick non è paragonabile all’armata che, a cavallo dei due ultimi decenni, mieteva gloria in giro per il mondo. Ma tra parate di una Karin Mortensen sorprendentemente incisiva, difese efficaci guidate dalla veterana Rikke Skov, incursioni dall’ala di Mie Augustesen, e reti delle varie Camilla Dalby, Ann Grete Nørgaard e Laerke Møller, i tifosi danesi, che finalmente vedono arrivare i primi, concreti risultati dell’inserimento in nazionale di tante giovani promettenti, possono cominciare a sognare un ritorno sul podio continentale, e magari persino un dispetto alle ‘cugine del nord’.

La Romania è riuscita a vendicarsi delle spagnole che l’avevano eliminata nelle due ultime grandi manifestazioni internazionali, ed a vincere e convincere contro la Serbia. Ma nel mezzo c’è stato un brutto quarto d’ora: quello, nella fase centrale della ripresa di gara due, costato la vittoria contro la Danimarca, e capace di svelare una formazione vulnerabile, a volte troppo dipendente da Cristina Neagu, a volte (vedasi gli ultimi dieci minuti della sfida con le danesi) privo dell’apporto della stella dell’Oltchim, ancora un po’ troppo irregolare. Il tremendo infortunio muscolare subito nella gara con la Serbia da Cristina Varzaru, altro elemento di primo piano della ‘tricolore’, la quale verrà sostituita da Ada Nechita, rende il cammino della forte squadra di Radu Voina ancora più incerto.

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L'Autore dell'articolo

Blogger, giornalista e copywriter. Oltre ad essere co-fondatore di PallamanoItalia, è Responsabile Editoriale del Network GT e co-fondatore del Network Ciak. Opera come giornalista freelance presso testate giornalistiche locali e nazionali.

9 Commenti in "Euro 2010, il resoconto della prima fase"

  1. Fulmi 15 dicembre 2010 alle 15:04 · Rispondi

    Romania hai ragione, lapsus! Comunque, secondo me, vincerà la Norvegia alla fine dei conti.

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