È una cosa vergognosa – afferma Trinelli – andare a disputare una Coppa Europea e non potere avere in panchina l’Allenatore.
Saiti Skender,da 6 anni il nostro Allenatore,nato a Papaz ex Jugoslavia,ora territorio del Kossovo, quindi di nazionalità e passaporto Kossovaro non può entrare in Serbia.
Fino all’ultimo abbiamo sperato di riuscire a portarlo con noi cercando anche di barare con il suo vecchio passaporto Jugoslavo,scaduto.
Più volte recatosi di persona all’ambasciata della Repubblica della Serbia a Milano,andato anche all’Ambasciata di sede a Trieste,nulla da fare.
Ho contattato personalmente l’Ambasciata della Repubblica della Serbia a Roma – continua a dire Trinelli – e mi sono sentito dire dal funzionario in tono molto gentile ” mai e poi mai con il passaporto Kossovaro il Sig Saiti otterrà un visto per entrare in Serbia e per nessun motivo,il Kossovo non esiste è Serbia ed il passaporto Kossovaro non esiste è carta.Di che colore è il passaporto in possesso del Sig Saiti – alla mia risposta – blu – mi sono sentito ribadire,sempre gentilmente – vede il passaporto per entrare in Serbia per un Kossovaro è rosso in quanto Serbo i Kossovari non esistono “. Abbiamo coinvolto anche la Federazione Italiana,nulla da fare.
La società del ORK Vrnjacka Banja,la nostra avversaria di Coppa,aveva inviato all’Ambasciata della Repubblica Serba a Roma la lettera d’invito per tre giorni per Saiti Skender per recarsi in Serbia per la partita,prassi per ottenere il visto d’ingresso.Il dirigente della società è stato chiamato e rimproverato dalla loro Ambasciata di Roma per tale richiesta.Abbiamo avuto la netta sensazione che se Saiti riuscisse ad entrare in Serbia e fosse trovato con un passaporto Kossovaro potrebbe, forse,anche essere arrestato.
Andremo a giocare la Challenge Cup senza il nostro Allenatore,peccato.
Quando lo scorso anno abbiamo ottenuto il pass per la Coppa Europea eravamo felici e pieni d’entusiasmo,ora lo siamo molto meno e a queste condizioni non riteniamo sarà un’esperienza piacevole e costruttiva.
La prima reazione è stata quella di non partire,per protesta,con la squadra e di comunicare alla Federazione Europea EHF la nostra non partecipazione motivando che una Coppa Europea non può essere disputata da squadre di paesi che non sono Europei,in quanto non facenti parte della Comunità Europea e che pongono limiti alla circolazione sul loro territorio;abbiamo però pensato che sarebbe stato un comportamento non consono ai nostri principi,sarebbe stato in ogni modo antisportivo nei confronti delle nostre giocatrice e diseducativo per i nostri giovani e non corretto nei confronti della squadra avversaria,andremo ma giocheremo con il lutto al braccio.
Siamo delusi,amareggiati e stiamo pensando al nostro rientro,comunque vada la partita d’andata ed anche quella di ritorno,di fare una protesta ufficiale da inviare alla Federazione Italiana,alla Federazione Europea,al CONI ed al Ministero degli Affari Esteri,alla stampe ed anche coinvolgere le reti televisive Nazionali.
Non è accettabile che si vieti l’ingresso per motivi sportivi ad un Allenatore,per motivi politici.
Penso che l’unico modo per entrare in Serbia per Saiti,in futuro,sarà di cercare di rinnovare e o rifare il suo vecchio passaporto Jugoslavo scaduto con quello della Repubblica della Serbia,rosso,se glielo concederanno,rinnegando le sue origini e la sua cittadinanza Kossovara.
Lo sport dovrebbe essere al di sopra delle parti,dei conflitti e delle ideologie politiche,questo è quanto abbiamo sempre insegnato ai nostri giovani,lo sport al nostro livello è inteso in particolar modo come motivo e momento di aggregazione per fare si che le future generazioni crescano con ideali di uguaglianza dove lo sport serva per confrontarsi e conoscersi.
Avremmo ancora tanto altro da dire ma forse sarà meglio farlo quando la mente sarà più serena,al nostro ritorno.
Ufficio Stampa Casalgrande Padana












