Cardile, ala in direzione ostinata e contraria

Il bello dei giovani è che sono la più grande e migliore miscela che il mondo potesse creare. Sono realisti, sono sognatori, sono bambini maturi ed adulti immaturi, generazione fantasma per alcuni, il futuro per altri. Francesco Cardile, ala destra della Luciana Mosconi Ancona è un po’ tutto questo. É un giovane. E nella pallamano, a volte se sei giovane non sei adatto, al massimo puoi stare in fondo alla panchina, altre diventi un qualcosa di necessario, utile al nostro micromondo. Cardile è un ragazzo come molti altri, non è un campione, e allora la maggioranza lo lascia in disparte, lui, che viaggia in direzione ostinata e contraria, lui ala destra contromano.

Ciao Francesco, e benvenuto su PallamanoItalia. Chi è Francesco Cardile, che nelle ultime due stagioni si sta facendo conoscere dal pubblico della pallamano italiana?

CardileCiao Sergio e salve a tutti. Grazie a te e a tutto lo Staff di PallamanoItalia per l’interesse nei miei confronti, che mi ha sorpreso davvero, ma mi ha fatto anche molto piacere. Ognuno di noi sa quanto è difficile parlare di se stessi e lo è soprattutto per me che, pure estroverso, sono di indole riservata. Comunque, sono un ragazzo di 22 anni nato ad Ancona, città di mare, elemento naturale  che amo molto. Sono figlio unico (di segno…  “Gemelli”). I miei fratelli: Pc e Consolle, Internet e videogames, cinema, Pirandello e Calvino, chitarra e buona musica (Dè André sopra a tutti), socievole ma “ostinato e contrario”. Lealtà ed amicizia i miei valori. Diplomato in informatica, lavoro come programmatore di software per l’insegnamento a distanza, aziendale ed universitario; un lavoro mentalmente impegnativo che richiede metodo, velocità di ragionamento ed intuizione.
Ore 18, la mia seconda vita: la pallamano.

Giochi in un ruolo particolare, in quanto tu, destro di mano, giochi all’ala destra. È un obbligo per l’assenza di mancini in squadra o ti trovi bene nel giocare contromano?
Certamente, si è fatto di necessità virtù. Nelle giovanili giocavo come terzino sia a sinistra che a destra e forse l’allenatore sfruttando la mia capacità di adattarmi a diversi ruoli, ha provato ad utilizzarmi in questa posizione. All’inizio è stata dura, ma quando ho potuto dare il mio apporto in campo, devo dire che sono riuscito a trovare il giusto feeling con questo ruolo.

L’anno scorso hai giocato un ottimo campionato in Serie A1 e questa stagione sei in Elite. La prima differenza che hai notato?
Grazie per il complimento. La prima differenza che ho notato in questa mia prima avventura in un campionato come l’Élite è che qui ci sono squadre di quattordici titolari, tanti stranieri e molti fra i più forti giocatori italiani. Giocatori che non perdonano la minima ingenuità. Per vincere non basta soltanto il cuore: servono incredibili risorse di energia fisica e mentale.

Sono in molti ad affermare che la Serie A1 è più competitiva dell’Elite, tu cosa ne pensi?
Forse perché è più livellata in termini di mezzi e motivazioni. In effetti gli ultimi campionati si sono dimostrati palpitanti fino alla fine.

In questo campionato hai già segnato quattordici reti: com’è l’Elite vista da un ragazzo di ventidue anni?
E’ un obiettivo che si realizza, giocare nel massimo campionato dello sport che amo (per di più con la maglia della mia città). É vivere una grande emozione ogni volta che stringo la mano e mi confronto con giocatori che erano l’esempio da seguire quando ho iniziato. Giocatori che sono rimasti per me dei miti.

Il campionato è difficile, la lotta per la salvezza altrettanto, eppure Ancona sta dimostrando anche di poter reggere contro Casarano e Bologna. Cosa pensi manchi alla squadra per sbloccare la situazione in classifica?
La squadra deve continuare a giocare dando sempre il massimo. Ogni partita in più è una preziosa esperienza per un gruppo giovane come il nostro, che lavora tantissimo per migliorarsi. Ci serve intanto quella vittoria che concretizzerebbe ciò che di buono abbiamo fatto vedere, un pizzico di buona sorte (pensate agli infortuni di Campana, Ebner e Verdolini) e, se arriva, qualche rinforzo.

Giocare al fianco del capocannoniere del campionato [Uros Lazarevic] diminuisce le responsabilità degli altri giocatori o è un qualcosa che dà sicurezza alla squadra?
Averlo in squadra è certamente una sicurezza, perché fino ad adesso è riuscito a risolvere al meglio molte situazioni difficili e ha permesso anche agli altri giocatori di prendere fiducia e a caricarsi a loro volta di responsabilità.

Possiamo dire che con mister Andrea Guidotti hai trovato spazio nei sette titolari, è colui che ti ha lanciato: che allenatore è?
É molto legato alla squadra e ai giocatori, da cui pretende ovviamente il massimo. Ai giovani chiede sempre la massima attenzione e disciplina. Un altro che fa molti sacrifici per curare in modo professionale ogni aspetto, mentale, fisico e tattico della squadra.

Ha fatto bene, secondo te, la società a chiedere il ripescaggio in Elite? Meglio “pecora” in Elite che “leone” in A1?
É una scelta che la Società ha fatto per premiare i successi conseguiti dalla squadra lo scorso anno in A1, consapevole che sarebbe stata comunque una grande opportunità di esperienza e di crescita, sia per la squadra che per la Società stessa. Questa scelta è stata accolta con entusiasmo da tutti, me compreso.

Visto che si è concluso il girone di andata, hai avuto modo di affrontare tutte le squadre: come vedi il prosieguo del campionato?
I risultati finora premiano il Conversano su tutte e l’interessante esperimento di mister Tedesco, che dà spazio ai giovani giocatori italiani. Ma certamente le altre squadre hanno roster di livello per continuare a competere e rendere imprevedibile il nostro campionato.

Ti vedi con la maglia azzurra addosso o non ci pensi?
Credo che ogni giocatore vorrebbe indossare i colori della nazionale. Sognare è lecito, però è bene rimanere con gli occhi aperti, soprattutto quando vai… “contromano”.

Ce la farà Ancona a salvarsi?
L’impresa è ardua, ma noi siamo pronti per provarci fino alla fine.

Ultima domanda: come vede un ventiduenne il futuro della pallamano italiana? Speriamo che il nostro movimento cresca e raccolga il frutto dell’impegno, spesso oscuro, di tutti gli appassionati che volontariamente si sacrificano per farci migliorare. Un grazie anche a Voi che state facendo un grandissimo lavoro per promuovere il nostro sport.

di Sergio Palazzi

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One Comment;

  1. ernani said:

    Bella intervista.. bravo il giornalista.. e bravo Cardi!

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