La storia si ripete. Per la Francia soprattutto. Per la Norvegia, invece, la storia … si fa e basta. Dodici anni dopo la finale di Lillehammer, le scandinave tornano a vincere un titolo mondiale. E proprio contro l’avversario di allora, la Francia. Ma visti i numerosi tentativi, in seguito falliti, di conquistare il titolo anche lontano dai palazzetti di casa, possiamo dire che per la nazione (e la nazionale) numero uno della pallamano femminile la seconda volta ha comunque un sapore storico ed inedito. Pure in quanto ha permesso loro di eguagliare la Francia… maschile: come i vari Karabatić, Omeyer, Abalo eccetera, adesso le gemelle Lunde le loro compagne detengono contemporaneamente il titolo Mondiale, il titolo Olimpico ed il titolo Europeo.
Nel caso delle francesi, invece, “seconda volta” non vuol dire ritorno in cima al mondo otto anni dopo il trionfo del 2003, ma un altro scivolone appena prima del traguardo più importante, dopo quello della passata edizione contro la Russia. E per di più arrivato per colpa di una Norvegia che, negli ultimi scontri diretti, avevano sempre battuto. C’erano dunque abbastanza motivi per giustificare la scarsità di sorrisi delle transalpine durante la cerimonia di premiazione, nonostante l’ottimo Mondiale da loro disputato.
Il più grande spettacolo durante il week-end, la finale di San Paolo, ha avuto senso per un quarto d’ora o giù di li. Almeno finché le Bleues, che con il 3-1 iniziale (doppietta di una Siraba Dembélé in seguito ‘evaporata’) avevano illuso i tifosi d’Oltralpe, sono riuscite a tenere testa alle guerriere vichinghe; ma quando la Norvegia ha messo le mani sul match, e sulla medaglia d’oro, per le francesi non c’è stato nulla da fare.
Battere uno squadrone affollato di stelle, in campo come in panchina, esperto ed affamato di gloria come la nazionale di Oslo era una sfida troppo grande anche per le Femmes de Défis, sulle quali hanno pesato sia il difficile cammino che hanno dovuto affrontare (culminato con le dure battaglie vinte su Russia e Danimarca) sia le assenze di peso delle infortunate Signate e Pineau. Audrey Bruneau ha regalato l’ultimo vantaggio alle sue (7-6), poi Linn-Jørum Sulland e Kristine Lunde-Borgersen hanno trascinato le ragazze in maglia bianca fino al 19-13 dell’intervallo.
Ma la Norvegia ha mostrato tante frecce al proprio arco durante il primo tempo e, dato forse ancor più significativo, senza la necessità di ricorrere ai suoi tradizionali contropiedi ‘doc’ per dettar legge: l’efficacia e la potenza degli attacchi posizionali, naturalmente unita a
una difesa ferrea (spesso diretta magistralmente dal capitano Marit Malm Frafjord) ed agli abituali numeri di Katrine Lunde Haraldsen in porta, è bastata.
Karoline Dyhre Breivang battezza la ripresa con un suo goal, e ancora Kikki Lunde trafigge dalla distanza la povera Cléopâtre Darleux, portando la Landslag al massimo vantaggio (23-15). Le Bleues non si danno per vinte ed approfittano di qualche momento di scarsa lucidità della manovra avversaria; però trovano sempre nella Lunde Haraldsen un baluardo difficile da superare, ed in Kari Aalvik Grimsbø un secondo portiere bravo a respingere al mittente due rigori forse in grado di cambiare il corso del match. Per cui, nonostante tutti i loro sforzi, le francesi riescono soltanto a ridurre il gap fino al meno cinque.
A stroncare definitivamente ogni velleità di rimonta ci pensano Heidi Løke, letale in contrattacco e dai sei metri, e la giovanissima Amanda Kurtović, appena ventenne ma per nulla influenzata dalla pressione di un match così importante: segna dall’ala (destra), dai sette metri, dalla distanza. La ragazzina ha carattere, non a caso il suo idolo è un certo Zlatan Ibrahimović. La doppietta della Ayglon sarà invece solo il canto del cigno: la difesa ‘Made in Norge’ ha mandato le ragazze di Olivier Krumbholz ormai fuori giri, e tre reti norvegesi di fila riporteranno il divario su termini pesanti.
Alla sirena esplode la gioia degli oltre 500 tifosi che hanno seguito la squadra fino in Brasile, delle atlete e di tutto lo staff norvegese, incluso il (fino allora) compassato mister Thorir Hergeirsson, riuscito là dove il suo ex-capo, la leggendaria Marit Breivik, aveva più volte fallito: nell’intento di vincere un Mondiale lontano da casa. Fa una strana sensazione pure vedere i nomi delle poco più che maggiorenni Kurtović, Mari Molid e Stine Bredal Oftedal nell’albo d’oro del campionato del Mondo, ove un mito come Gro Hammerseng non è mai (o soltanto …. ancora?) riuscito ad entrare. Ma questa è la pallamano (femminile) norvegese: una fucina di talenti con continui ricambi di valore. Che forse non dovrà aspettare un’altra dozzina d’anni per tornare a vincere un Mondiale.
“Questa partita è stata una grande delusione – spiega il tecnico francese Olivier Krumbholz – in quanto non siamo riusciti a difendere come volevamo, specialmente su Lunde-Borgersen. In ogni caso è stato sicuramente decisivo il fatto che mancavano i nostri difensori principali Pineau e Signate e la cosa più brutta è che Pineau non potrà giocare nemmeno al torneo di qualificazione alle Olimpiadi. Il punto chiave della vittoria della Norvegia è che loro non avevano per niente paura di noi anzi, sapevamo di essere più forti”.
“Ci siamo preparati alla grande per questa finale – commenta l’allenatore della Norvegia Thorir Hergeirsson – e abbiamo compiuto l’ultimo passo di un grande sviluppo dell’intero team. In questa annata abbiamo dovuto affrontare molte sfide: abbiamo dovuto rimpiazzare alcune giocatrici fondamentali e quindi abbiamo scelto di inserire pian piano le giovani giocando molte amichevoli tra cui quattro con la Francia dove siamo sempre usciti sconfitti. La chiave del nostro successo è stato quindi questo continuo sviluppo e la cooperazione con le giocatrici più esperte come Kristine Lunde-Borgersen che aveva partorito a febbraio ma grazie ad un programma di formazione speciale è potuta scendere in campo in questo Campionato del Mondo. Sapevamo prima della finale che se avessimo dato quel 4-5 % in più del normale avremmo portato a casa l’intera posta in palio e il fatto più importante è che le ragazze volevano vincere, e se le prime a voler vincere solo loro, si vince sicuramente! Nota importante è anche il fatto d’aver conquistato i tre titoli più importanti al mondo consecutivamente. Ma dopo Natale inizieremo subito la preparazione per le Olimpiadi in quanto tutte le squadre verranno li per vincere e saranno quindi preparate e noi, non vogliamo essere da meno”.
L’All Star Team ufficiale dei Mondiali:
* PORTIERE: Chana Masson (BRA)
* ALA DESTRA: Carmen Martin (SPA)
* TERZINO DESTRO: Line Jørgensen (DAN)
* CENTRALE: Allison Pineau (FRA)
* PIVOT: Heidi Løke (NOR)
* TERZINO SINISTRO: Andrea Penezić (CRO)
* ALA SINISTRA: Emilia Turey (RUS)

non c’e stata proprio storia..la norvegia ha 14 giocatrici..chi è stata la migliore secondo voi?
Questa squadra è farcita di fuoriclasse. Infatti la Francia l’hanno martellata a turno un po’ tutte o quasi. C’è l’imbarazzo della scelta, però se proprio dobbiamo fare un nome direi Heidi Løke, che come pivot è di un altro pianeta. Non sarà il massimo in fase difensiva, ma in attacco può sempre fare la differenza. Lotta, segna, si procura, talvolta con furbizia, rigori per la sua squadra e due minuti per le avversarie. A Larvik rischiano di pentirsi amaramente per non averla trattenuta.
Beh, guardando solo i tabellini c’è una differenza sostanziale, 19 parate dei portieri danesi contro 9 di quelli francesi.
Sarà un’analisi superficiale (non avendo visto l’incontro) ma direi che la partita è stata vinta dalla difesa…
In ogni caso per partito preso la migliore rimane sempre Katrine Lunde Haraldsen!!
Penso che le sorelle abbiano trascinato alla vittoria la squadra..e poi loke è spettacolare..loro tre sono state la base di questa vittoria..poi c’è da dire che il centrale della Francia che ha subito l’infortunio era il 50 % della squadra..non x niente migliore centrale del torneo..