Trillini: “Stasera vinciamo noi!”

- Scritto il 3 febbraio 2010 -

Ha finito l’allenamento, mette a posto lavagna e cartellina, affigge in bacheca i convocati per la gara contro Bologna e si concede in tutta tranquillità a PallamanoItalia. Riccardo Trillini, allenatore del Conversano capolista, in attesa del big match di stasera contro il Bologna del suo grande amico Beppe Tedesco, ci racconta della sua squadra e ci aiuta a fare il punto sulla situazione generale della pallamano.

PALLAMANOITALIA: Ciao Riccardo e bentornato su PallamanoItalia. Non possiamo non cominciare questa intervista senza chiederti qual è la situazione del Conversano poche ore prima della partita contro il Bologna United.
RICCARDO TRILLINI: Credo sia un po’ presto per dirlo: bisogna aspettare la partita di domani e poi quella di sabato. Questa lunga pausa presuppone un grandissimo punto interrogativo e una squadra vincente ha tutto da perdere con una sosta così lunga. Inoltre, noi abbiamo avuto particolari problemi di aggregazione, in quanto i giocatori sono tornati in tempi così tanto diversi che abbiamo dovuto fare una preparazione molto differenziata. Abbiamo avuto la squadra al completo solo nell’ultima settimana. Aspetto domani per poter dare un giudizio preciso, ma sicuramente l’ho vista in crescita in quest’ultima settimana.

PI: Durante questo mese di gennaio avete giocato due amichevoli contro lo Junior Fasano. Che segnali hanno dato queste due partite?
RT: Hanno mostrato soprattutto quanto questa squadra ha bisogno di organizzazione, perchè durante la pausa abbiamo perso un po’ l’aspetto tattico. A livello individuale siamo forti, ma c’è bisogno anche di organizzazione. E queste due partite hanno fatto vedere proprio questo.

PI: Quanto incide e quanto può incidere sul Conversano, come su qualsiasi altra squadra, un mese e mezzo di pausa?
RT: Credo innanzitutto che sia una buona cosa una pausa così lunga, perchè dilata il periodo del campionato fino a maggio e questo permette di fare una doppia periodizzazione in fase di allenamento. Dovrebbe essere una cosa positiva, però, purtroppo, noi con il nostro livello di professionismo abbiamo poca disponibilità da parte dei giocatori a lavorare in questa pausa e quindi anzichè essere un periodo transitorio, nel quale si può avere la possibilità di migliorare i punti deboli o comunque tenersi in forma, viene fatto quasi un mese di pausa, di inattività.

PI: Quindi la scelta delle federazioni europea e mondiale di organizzare i grandi eventi internazionali nel mese di gennaio è giusta o no?
RT: E’ giusto perchè non bisogna dimenticare che i giocatori in questa fase sono più freschi, più vogliosi, più preparati. Una delle critiche che viene fatta al calcio è che a giugno-luglio i giocatori sono esausti. Come abbiamo anche visto negli Europei, i giocatori erano nel momento di forma migliore.

PI: Torniamo a Bologna. All’andata è stata una partita quasi perfetta, ma sono passati quasi quattro mesi e Bologna ha anche un giocatore in più. Come si battono Bisori e compagni?
RT: Sicuramente per battere Bologna, ma anche altre squadre, dobbiamo dimenticare la facilità con la quale abbiamo vinto certe partite. Ora le squadre avversarie sono tutte più complete. Purtroppo la formula del campionato ha fatto sì che Conversano abbia tutto da perdere, nel senso che ha avuto fin da subito una squadra preparata e completa e può essere un vantaggio da un certo punto di vista, dall’altro le altre squadre hanno più entusiasmo ed un organico sicuramente migliore. Io credo che rimaniamo comunque forti, ma per esserlo ancora di più dobbiamo imparare la mentalità che le partite si possono vincere anche soffrendo.

PI: Sei squadre di Elite su otto hanno almeno acquistato un giocatore, una ha anche cambiato allenatore: si può creare una squadra anche a gennaio o è meglio avere un gruppo già formato ad agosto?
RT: Avere la squadra già pronta ad agosto permette di lavorare molto di più sull’aspetto tattico, ma anche come spirito di squadra. Chiaramente le disponibilità economiche di alcune squadre hanno fatto sì che alcune squadre scegliessero di rafforzarsi a gennaio: ma è normale, in tanti altri sport si fa mercato fino a campionato avanzato, fa parte della concezione di fare campionato, ma purtroppo per la pallamano, rispetto ad altre discipline, il campionato vero e proprio ha poco valore: una squadra che nella prima parte ha avuto difficoltà ha adesso l’opportunità di raggiungere quasi tutti gli obiettivi.

PI: L’Elite in questa stagione ha nuovamente cambiato formula e per la prossima stagione si parla di un campionato a venti squadre divise in due gironi. Giusto allargare il campionato o restare in una stretta elite e giocare contro una squadra tre-quattro volte in una stagione?
RT: Senza dubbio è un discorso delicato. Credo che noi dobbiamo tendere al meglio: aumentare il numero delle squadre fino ad arrivare a venti e soprattutto non avere un campionato nazionale a girone unico sarebbe un passo indietro per la nostra visibilità e per l’immagine che questo sport avrebbe in confronto agli altri. Dobbiamo fare tutto quello che è possibile per migliorare la situazione e fornire alla nazionale il meglio: credo che aumentare il numero non vada in questa direzione. Vedo la pallamano come un’azienda, deve essere gestita allo stesso modo: se l’azienda è in crisi si può risolvere il problema risparmiando oppure investendo.

PI: Hai parlato di nazionale: il girone di qualificazione ai Mondiali 2011 è stato un fallimento sul piano sportivo ed ora l’urna di Vienna ci ha sorteggiato come avversarie per il lungo cammino di qualificazione agli Europei di Serbia 2012 Georgia, Finlandia e Lettonia. Cosa deve fare questa nazionale per riprendersi?
RT: Penso che per la nazionale c’è da ragionare a lungo termine e non tanto pensare ad Alcamo o alla Georgia. Penso che bisogna far diventare i giocatori che interessano alla nazionale dei professionisti e dar loro un campionato del più alto livello possibile e se questo non riusciamo a farlo dare la possibilità a questi giocatori di giocare all’estero.

PI: I naturalizzati, i passaportati, gli oriundi, chiamiamoli come vogliamo, quanto possono essere utili per la nostra nazionale e devono essere utilizzati nella nostra nazionale?
RT: Assolutamente sì. Non bisogna demonizzare i naturalizzati: sono ragazzi che per diversi motivi vengono qui in Italia e a volte per sopravvivere. C’è da affrontare la questione anche in senso individuale: bisogna proporre a questi giocatori anche di giocare nella nostra nazionale. Ne ho diversi in squadra e credo sarebbero felici se venisse loro sottoposta una proposta del genere.

PI: Hai fatto due viaggi negli ultimi tempi: a dicembre sei stato in Germania con Beppe Tedesco e la scorsa settimana sei stato qualche giorno in Austria per gli Europei. Andiamo con ordine: tralasciando magari il vero e proprio aspetto tecnico-tattico, quale sarebbe la prima cosa che Riccardo Trillini importerebbe dalla Germania in Italia?
RT: La managerialità e l’organizzazione della pallamano. L’importanza che ha nei mass media, la cura dei particolari nella preparazione del match, che diventa un evento: dalla disposizione dei raccattapalle alla presentazione, fino al dopo partita. La partita diventa una festa, indipendentemente se parliamo di Bundesliga o di categorie inferiori, a cui possono partecipare tutti. E per far questo bisogna curare il riscaldamento del palazzetto, la pulizia dello stesso, la musica, gli spettacoli prima, durante e dopo il match, tutti questi aspetti che potremmo pensare secondari.

PI: Gli Europei invece hanno mostrato una Francia irresistibile. La squadra di Onesta è davvero così imbattibile?
RT: Sì. Al di là di alcuni giocatori, che sono autentici campioni, c’è uno strapotere fisico ed oggi la pallamano è molto fisica. Più la partita va avanti e loro, invece di subire, restano in un’ottima condizione. Devo dire anche che vorrei vedere Omeyer in altre nazionali, con altre difese e vedere se anche queste possono vincere. A proposito di portieri, in tutte le partite che io e Beppe abbiamo visto in Germania il migliore in campo è sempre stato il portiere. C’è una grande differenza fra il portiere ed il resto dei giocatori. Qui in Italia facciamo fatica a trovare allenatori che si dedichino esclusivamente ai portieri, considerando che il portiere è un ruolo a sè.

PI: A livello di gioco, a livello tattico, c’è qualcosa in particolare che ti ha colpito durante questi Europei?
RT: Ho visto molte cose belle, magari da portare anche nel nostro gioco, ma nessuna novità particolare. Dal punto di vista del gioco ho notato una scarsa velocità, una scarsa propensione alla rimessa veloce ed alla terza fase. Si è persa un po’ di spettacolarità, ma è ovvio che con tante partite in pochi giorni molte squadre hanno rinunciato a questa fase di gioco.

PI: L’Austria ha presentato una squadra, almeno sulla carta, inferiore a molte se non a tutte le altre squadre eppure è riuscita a conquistare l’accesso alla seconda fase. Quanta differenza c’è fra un’Austria ed un’Italia?
RT: Dal punto di vista individuale non tanta. Anche loro hanno dei naturalizzati, ma il livello di gioco non era eccelso. Mi ha sorpreso il numero di persone che sono riuscite a portare nei palazzetti, l’organizzazione di tutto l’evento. Se non sbaglio, in Austria hanno fermato il campionato a novembre proprio in vista di questo evento per favorire gli stage della nazionale e, tornando all’Italia, il nostro allenatore ed i nostri giocatori hanno avuto poche possibilità di lavorare insieme.

PI: Chiudiamo tornando a parlare della partita di questa sera: quanto è importante?
RT: Molto importante. Soprattutto dal punto di vista psicologico. Il campionato può permettere delle sconfitte, ma dal punto di vista psicologico è assolutamente importante vincere domani.

PI: Un pronostico…
RT: 1! Rispetto il Bologna, è una grande squadra, ma vinciamo noi.

di Sergio Palazzi

L'Autore dell'articolo

Gestisce il blog Coach PallamanoItalia. Ha giocato a pallamano con la Pallamano Intini Noci per nove anni e nell’arco della stagione 2008/09 ha avviato la sua carriera da allenatore, con l’Under 14 della stessa società. Ha svolto il ruolo di aiuto-allenatore di Riccardo Trillini nel Conversano, laureandosi campione d’Italia nel 2009/10, e svolge attualmente il ruolo di aiuto-allenatore di Francesco Trapani nell’Intini Noci, oltre che di tecnico nelle categorie Under 16 e Under 18.

33 Commenti in "Trillini: “Stasera vinciamo noi!”"

  1. Lino 4 febbraio 2010 alle 19:30 · Rispondi

    E se invece di fare le ore dovute ci sono corsi che durano 10 ore solamente per prendere il primo livello (senza che nessuno si preoccupi di sapere perchè e come mai viene permesso ciò)? La colpa di chi è delle società? Se non vengono mandati i migliori (quando si potrebe benissimo) ma vengono mandati Pinco Pallino o Fava Rinsecchita la colpa di chi è delle società? Se si fa un corso di secondo livello (nel quale ricordiamolo i tecnici pagano e si spostano per giorni da casa a loro spese) e si parla solo spagnolo senza che ci sia un interprete la colpa è delle società? Quando nella formazione e nella guida delle nazionali giovanili viene considerato solo lo “schieramento” politico e viene completamente tralasciata la meritocraia, la colpa è delle società? Marco queste cose le sai, perciò delle volte mi fai arrabbiare!
    Per la nazionale ormai è chiaro, naturalizzare a forza non è possibile e allora chi vuole ed è all’altezza viene convocato e gioca, chi non vuole e non è all’altezza no. Sul discorso argentini – brasiliani poi si è di un ipocrisia scandalosa. Escluso qualcuno sono “mezzi” giocatori, in Italia ne potremmo avere quanti ne vogliamo ma che si accontentano di 500 euro (rischiando anche di non prenderli) non penso ce ne siano tanti italiani che lo farebbero. Ad una certa età in Italia si pensa allo studio e al lavoro, chi può gioca a casa sua e chi non può si ritira. Questa è la realtà.
    Dove sono i programmi per l’attività giovanile? Quale è la strada da seguire? Che pallamano si vuole fare in Italia? Sapete quali squadre danno a chi ha appena fatto il primo livello? Le under 12 e 14 e dopo ci si lamenta che i giocatori italiani non hanno tecnica? Quanti di loro hanno una preparazione di base per affrontare nel giusto modo l’avviamento (base per lo sviluppo futuro del giocatore)?
    Queste sono le cose che la nostra federazione deve dire e fare e non dico altro altrimenti mi cancellano il post…

  2. Tifoso 4 febbraio 2010 alle 21:35 · Rispondi

    Non c’entra nulla, però come dice Linomito nel mio vecchio post c’è da correggere una cosa: la popolazione dell’Islanda è pari alla sola città di Bari, dato che la provincia ha 1.200.000 abitanti!

  3. Marco Trespidi 4 febbraio 2010 alle 21:46 · Rispondi

    Il mio corso di primo livello lo fecero Sindoni e Troilo, nel 1974 in un fine settimana, il secondo livello Francese e Sindoni in 2 fine settimana, il terzo livello fui più fortunato perchè allenando sempre nelle finali giovanili non poteri mai andarci. Cosi finalmente nell’83 il terzo livello fu di una settimana a Roma alla Scuola Internazionale di pallamano e la seconda metà un’altra settimana credo a settembre con Gutweninger , Saulle e Francese a Bressanone. Totale? Circa 100 ore e sto esagerando. Credi davvero che sia diventato allenatore per quei corsi?NO. Sono diventato allenatore con tre anni di ISEF , con una miriade di corsi all ‘estero (NESSUNO DEI QUALI IN ITALIANO), cambiando squadre , decidendo di essere professionista , cioè facendo dell’allenare la mia professione , quando ancora nessuno usciva di casa ancora un pò. E se oggi pare assurdo fare una scelta cosi figurati alla fine degli anni 70. Cosi si diventa allenatori, come cosi di diventa professionista in un qualunque ramo. Non si aspetta la pappa fatta, non si aspetta la scienza per infusione, Non ne posso più di sentire cosa dovrebbe fare la federazione, chi ….zo se ne frega?Cosa dovrebbe fare una allenatore per se stesso , questo conta ,solo questo se davvero si vuole migliorare . Finche club, allenatori, giocatori aspetteranno il solito assistenzialismo a cui siamo abituati non progrediremo mai, passando le serate a commiserarci nei corridoi dei palazzetti. Sulle nazionali e su chi le guida , cominciamo a parlarne quando gli daremo atleti degni di questo nome.

  4. dino 4 febbraio 2010 alle 22:24 · Rispondi

    Sono daccordo Lino, spostare un giocatore italiano non è facile, purtroppo, la pallamano x i nostri giovani è un dopo lavoro o studio, xchè un ragazzo italiano dovrebbe guardare alla pallamano come una prospettiva futura? quali sono i suoi riferimenti?

  5. Marco Trespidi 5 febbraio 2010 alle 08:05 · Rispondi

    Non ho mai avuto difficoltà a spostare una giocatrice italiana, e certo non perchè abbiamo offerto “soldoni”, dato per scontato che non è appetibile l’offeta “Diventa un professionista della pallamano” è appetible l’offerta”Vieni da noi ti pahiamo vitto alloggio e una diaria mensile garantendoti lo studio e aiutandoti nel tuo percorso da studente”, una cosa è certa, spostare un italiano giovane non vuo, dire solo questo, deve essere davvero aiutato, seguito, non abbandonato a se stsesso, per q uesto ci vuole un minimo di organizzazione, realtà latitante nella maggior parte dei club , nmeglio il sudamenricano a 500 euro e via …..

  6. Lino 5 febbraio 2010 alle 09:49 · Rispondi

    Ma nel nostro mondo vogliamo parlare ancora di professionismo? Chi può e vuole lo fa (cosa che non vuol dire comunque competenza assicurata), ma il problema è che i provenienti dall’ISEF o da Scienze Motorie nella pallamano sono casi isolati. Quindi i corsi sono l’unico mezzo per apprendere più che i contenuti in sè, la didattica, la metodologia, quindi non il “cosa” ma il “come”.
    Perchè dici che la formazione è inutile? La formazione è utile per chi non può formarsi da solo in quanto non ha i mezzi per farlo. Invece ti dico che in Italia in molti casi è proprio la “pappa pronta” che serve, perchè bisogna calarsi nella nostra realtà, ed è sempre meglio che chi di competenza dica dall’alto le cose da fare prima che chi si “improvvisa” allenatore possa fare “danni” enormi specialmente a livello giovanile. Poi chi può, chi ne ha le capacità e i mezzi può anche fare il professionista, andare per il mondo, aggiornarsi per conto suo. Ma dobbiamo pensare alla “massa” a chi questa possibilità e questi mezzi non li ha. Pensa solo alle cose che si vedono in giro sulla preparazione atletica.
    Anche sulle nazionali non sono d’accordo. I giocatori possono anche essere non all’altezza, ma sarebbe meglio dare le nazionali ai “migliori” e non agli “amici”.
    Scusa Marco la tua storia di allenatore professionista è rispettabile e di grande fascino, ma sinceramente pensi che in Italia tanta gente, oggi, sia in grado solo di pensare di intraprenderla? Andiamo incontro ai neoallenatori, guidiamoli sin dall’inizio, continuiamo a seguirli dopo i corsi, diamo loro delle linee guida, diciamo loro cosa devono fare con i ragazzi delle varie fasce di età, forniamo le indicazioni per l’individuazione del talento (molti di questi tecnici vanno nelle scuole) diamo una formazione continua e di livello. Penso che oltre a motivarli, ci troveremo di fronte a gente più preparata, più sicura e in grado di fare meglio un’attività che il 90% delle volte è di puro volontariato.

  7. Marco Trespidi 5 febbraio 2010 alle 14:56 · Rispondi

    Non ho detto che è inutile ho solo detto che è il primo gradino, di una scala molto molto lunga, che prevede innanzitutto la propria specializzazione.Mi rendo conto di tutto Lino, ci sono re allenatori di 4° livello in Italia cioè tutti quelli che hanno partecipato con successo al corso Biennale del CONI, Costo all’incirca 7/8000 euro. Ovvio che pochissimi, o nessuno, vi acceda, ma nessuno accede mai nemmeno ai seminari CONI – SDS e quelli durano un giorno e sono altamente formativi.La massa ha oggi mezzi di aggiornamento che ai nostri tempi ci sognavamo. Ci sono corsi interi scaricabili da internet, lezioni di ogni genere a per tutti i livelli a disposizione, quanti li utilizzano? Se una volta , ai nostri inizi era meglio, lo era soprattutto perchè i primi allenatori ne sapevano poco di pallamano ma erano al 80% gente dell’isef che aveva quantomeno una idea che il muscolo è diverso da un ortaggio.Oggi rifarei la stessa cosa , perchè se 30 anni fa c’erano 5 società che potevano avere n allenatore ora sono almeno 40 , quindi se l’ho fatto e consigliato allora a maggior ragione ora. Ti dirà di più non avanzo una lira da nessuna delle oltre 10 società dove ho lavorato. Ho basato i miei interventi sula preparazione fisica nei corsi di aggiornamento che ho fatto in mancanza di Zupo per latri impegni,perchè mi piace , perchè penso di saperne di più in quello che non in pallamano, e perchè credo sia un punto assolutamente deficitario nel nostro mondo, e se mi permetti non è certo con i corsi di primo o secondo livello che puoi capire di cosa si parla.DEvi fare corsi o prenderti libri e STUDIARE, quello che tutti fanno per migliorarsi in qualunque professione.

  8. ernani 6 febbraio 2010 alle 00:59 · Rispondi

    Sono d’accordo, ma qui si parla di due cose diverse.

    Un conto è la preparazione top level, che deve essere assolutamente curata a livello individuale, come dice bene Trespidi. Ero a Skopje in Macedonia per gli ultimi europei femminili, a seguire il corso ehf tenuto da Onesta e Mats Olsson e a vedere semifinali e finali, ed ero a Györ in Ungheria per gli europei under19 femminili, dove c’era il youth coach course, sempre organizzato dall’ehf, ed onestamente trovo queste esperienze molto formative ed interessanti.

    Però mi chiedo: davvero tutti possono permettersi di frequentarli? Di sicuro pochissimi lo fanno: a skopje ero l’unico italiano presente.

    Ma d’altra parte, una formazione di base è necessaria, ed è necessario farla in italia. Io ho avuto la fortuna e l’onore di poter imparare dal Trillo, giorno dopo giorno, come fare una programmazione, stabilire degli obiettivi, lavorare sul metodo di costruizione di una esercitazione, sul metodo di insegnamento, e così via. Ma chi non ha questa fortuna? Chi inizia e deve “arrangiarsi” da solo come fa? Chi passa da giocare ad allenare come fa? Come apprende le conoscenze di base?

    Perchè in questo consiste allenare: metodologia e programmazione, non chiacchiere.

    E se è vero che non tutti nella vita fanno gli avvocati o i medici, tutti possono e devono imparare a leggere e scrivere. Il perfezionamento, è giusto, deve avvenire su base individuale, ma le conoscenze di base devono essere a disposizione di tutti, e insegnate in italia, soprattutto perchè sono quelle indispensabili nella crescita dei giovani atleti, che mi pare il cuore del problema della pallamano italiano.

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