Tedesco: “Così sino a fine anno, i nostri italiani sono già forti”

Prosegue la preparazione delle compagini di Serie A Elite: il campionato prende il via il 2 Ottobre, ma già sabato è tempo di ottavi di finale in Coppa Italia. Il Bologna Utd se la vedrà contro l’Imex Marsala, e PallamanoItalia, in vista di tale impegno, ha ascoltato il tecnico emiliano Beppe Tedesco.

PALLAMANOITALIA: Diverse amichevoli disputate, le ultime durante il Memorial ‘Magnani’, proprio al Palasavena: pregi e difetti di questo ‘primo’ Bologna?
BEPPE TEDESCO: Vero che abbiamo giocato sei partite, ma purtroppo non abbiamo ancora potuto giocare con la squadra dall’inizio: Montalto è fuori per un problema insorto nel finale della scorsa stagione, Venturi out per una bruttissima botta rimediata a Bolzano, Bisori alle prese con tanti piccoli infortuni. Per cui non sono stato in grado di avere certezze. Per fortuna mancano ancora più di venti giorni all’inizio del campionato, e per adesso posso dire che stiamo cercando di amalgamare i nuovi arrivi con il vecchio gruppo e cercando di instillare in tutti la nostra idea di pallamano, e mi sembra che il lavoro si incominci a vedere.

P: Si riparte dal terzo posto e dalla semifinale di Challenge Cup conquistati lo scorso anno. Che Bologna Utd deve aspettarsi la Serie A Elite, e che Bologna si aspetta Beppe Tedesco?
T: Abbiamo avuto una fantastica stagione l’anno scorso: la semifinale di Challenge Cup ci ha dato incredibili soddisfazioni, ma ormai tutto è passato. Quella formazione non esiste più, e dobbiamo ricominciare. Contiamo di avere una squadra al vertice del campionato italiano, con il livello che sarà comunque più basso rispetto alle precedenti stagioni.

P: Avete deciso di sposare ancora una volta la linea tutta ‘made in Italy’, confermando il solo Juan Bar come straniero. Il mercato degli stranieri si chiude qui, o in futuro potrà esserci qualche nuovo arrivo?
T: La nostra idea è un gruppo di giocatori italiani come quello che noi abbiamo pazientemente e pervicacemente formato non meritasse di essere ulteriormente sacrificato oltre quello che comportano le nuove regole: ogni inserimento di un giocatore straniero comporta il sacrificio di un forte italiano, e questo non ci sembra opportuno. Abbiamo 13 giocatori nati prima del 1990, uno solo – Montalto – nato nel 1976, il resto tutti nati negli anni ’80 e la gran parte dall’86 in poi. Molti di loro sono stati selezionati, e sono selezionabili, per la Nazionale italiana, e già così, allo stato dei fatti, tre di loro dovrebbero rimanere fuori dalle convocazioni. Sarebbe veramente troppo escluderne altri. Credo, quindi, che a meno di gravissimi infortuni rimarremo con questo organico per tutto l’anno, che ritengo comunque molto forte per il campionato italiano.

P: Come procede l’inserimento negli schemi difensivi e offensivi dei nuovi arrivati, Santilli e Doldan?
T: Andrea Santilli, anche se inserito al posto di un giocatore ‘super’ come Kazic, si è immediatamente mostrato pronto ed utilizzabile, consentendoci di giocare un contropiede davvero efficace. Per quanto riguarda Martin Doldan, è arrivato dopo una vacanza un po’ troppo lunga e sta scontando quindi una situazione fisica non ottimale, ma penso che una volta entrato in forma sia un giocatore dall’altissimo valore per la nostra squadra.

P: Restando in tema di mercato: quali avversarie ha visto maggiormente rafforzate al termine della (ipotetica, visto che non c’è limite) sessione estiva?
T: Credo che non ci siano stati molti rafforzamenti nelle squadre che già militano in Serie A Elite. Nel quadro di un generale impoverimento del livello tecnico, dovuto alla diminuzione degli stranieri, mi sembra  che Conversano, Bologna e Fasano siano quelle che meglio delle altre abbiano operato sul mercato, mentre fra le neo-promosse credo che Bolzano abbiamo costruito un organico con buoni elementi, ma anche con una buona ‘profondità’ della panchina, cosa fondamentale per garantire anche qualità agli allenamenti. Ottimi colpi ha fatto anche il Noci – Fovio in primis – ma non ha la stessa ampiezza di organico.

P: Due soli stranieri, quattro Under 20 tra i convocati, un campionato tutto nuovo: che stagione si appresta a vivere, secondo Beppe Tedesco, la pallamano italiana?
T: Ribadisco che il livello di gioco sarà sicuramente più basso del passato, e non ci sarà grande possibilità di andare avanti nelle Coppe Europee. La speranza è che tutto questo serva a far emergere nuovi talenti, senza però dimenticare che a questi talenti dev’essere data poi la possibilità di continuare ad allenarsi in modo professionale, e di confrontarsi ad un livello agonistico sempre maggiore.

P: Mister, in questi giorni si stanno tenendo le selezioni inerenti le Nazionali giovanili, mentre a breve si riunirà la Nazionale maggiore. Da cosa – e da chi: tecnico italiano o straniero – dovrebbe ripartire la pallamano italiana, dopo l’esclusione dalle attività internazionali sino al 2012?
T: L’unica cosa che posso dire è che i nostri giocatori dovranno essere messi in grado di accumulare esperienza internazionale. Senza questo tipo di esperienza, senza la possibilità di confrontarsi ad un alto livello, non potranno mai crescere.

P: Lo scorso 19 Agosto avete annunciato, con un comunicato, la partnership con la Libertas Basket, società cittadina di A2 Femminile: “i tesserati dell’United potranno assistere, con lo stesso documento, alle gare della fanciulle” e viceversa. Legarsi ad altri sport, ad altre realtà locali: è questa la strada per portare spettatori nei palazzetti della pallamano italiana?
T: Questo è un campo di pertinenza di altre professionalità, ma credo che tutte le strade che portano ad essere maggiormente riconosciuti e riconoscibili all’interno della realtà locale siano da percorrere per uscire dall’anonimato in cui siamo. La nostra società, attraverso i suoi dirigenti e nello specifico attraverso Giancarlo Tonelli, nostro Direttore Generale, sta operando in tal senso, sperando che ci siano buoni risultati. Per adesso posso dire che il numero di quanti vengono a vedere la pallamano a Bologna è aumentato. Relativamente ad un campo più vicino al mio, penso che sia molto importante la collaboazione con le altre società del territorio: a Bologna la nostra collaborazione con Pallamano Savena di Franco Pesaresi, e Pallamano 1985 di Andrea Fabbri sta producendo frutti importanti, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista di una maggiore attenzione alla nostra attività.

di Matteo Aldamonte

27 Comments

  1. LupinIII said:

    Bisogna convincere i nostri giocatori a giocare in campionati di livello più alto del nostro (non necessariamente l’asobal o la bindesliga) poi a trant’anni possono ritornare  e  portare qualità in italia.

  2. marco said:

    premesso che sono d’accordo con voi per valorizzare i giocatori italiani, ma la storia dello sport in italia e non parlo solo della pallamano recita altro. Quando i ns club pagheranno stipendi di un certo livello ai giocatori italiani? Come può un ragazzo scegliere la pallamano come prospettiva di vita? Se uno sport non raggiunge certi standard, quali risultati potrà mai perseguire?

  3. kuze said:

    non credo che un ragazzino di sette otto anni cominci agiocare pensando ad una prospettiva di guadagno di centinaia di migliaia di euro,secondo me bisogna entrare nelle scuole e cercare di invogliare i ragazzi ad appassionarsi alla pallamano.così anno fatto con la pallavolo e il basket.tutto il resto verrà da solo che ne pensate?

    • Matteo Aldamonte said:

      Kuze, il discorso è corretto per cominciare. Ma arrivati a 16-17-18-19 anni il ragazzo va valorizzato, perchè il suo talento comincia a valere in ottica Nazionale. E quindi dev’essere messo in condizione di entrare in un contesto serio, che si compone di allenamenti, una dirigenza presente, e della giusta ricompensa (non parliamo di centinaia di migliaia di euro).

  4. Mr Pallonetto said:

    ….e i genitori devono fare la loro parte, lasciando libero il ragazzo di scegliere lo sport che gli piace e non quello che lo renderà famoso e/o ricco.

  5. Andrea said:

    Adalmonte….15 anni fa c’era gente che giocava a pallamano gratis fino a 40 anni…perdendo ginocchia..arti…tempo..e denaro…
    I ragazzi andavano nelle nazionali e non prendevano una lira…si giocava sull’asfalto e sul
    cemento..ce addirittura chi spalava la neve dai campi prima di giocare…non esisteva pece…i palloni erano di plastica dura che quando colpivano un portiere lasciavano “i tatoo”…e la massima aspirazione era andare in trasferta la
    domenica mattina perché il tuo allenatore ti pagava “il gelato”….e in tutto ciò le nazionali funzionavano e pure bene(kumamoto..Italia ai mondiali per farti un esempio)…
    Se adesso tutto va a rotoli non è certo
    perché i giovani non vengono pagati(in sostanza è questo che dici)…

  6. Matteo Aldamonte said:

    A parte che il cognome è ALDAMONTE…

    Il rispetto e la stima per chi portava avanti la pallamano 15 anni fa, nei modi che tu descrivi, da parte mia è massimo.

    Poi, che tu abbia voluto leggere quello che preferisci, è un’altra storia: “il ragazzo va valorizzato, perchè il suo talento comincia a valere in ottica Nazionale. E quindi dev’essere messo in condizione di entrare in un contesto serio, che si compone di allenamenti, una dirigenza presente, e della giusta ricompensa (non parliamo di centinaia di migliaia di euro)”, non vuol dire che la pallamano va a rotoli perchè i ragazzi non vengono pagati. In sostanza, questo è quello che hai capito tu.

    La realtà ODIERNA, a mio parere, è un’altra: un talento, arrivato a 17-18 anni, deve essere messo in condizione di lavorare in un ambiente serio. Deve poter fare il professionista. E se fa il professionista, può allenarsi a buon livello, accumulare esperienza (anche internazionale) e rappresentare un capitale sportivo per la Nazionale. E se fa il professionista, vuol dire che della pallamano fa il suo lavoro. Ed il lavoro va retribuito.

  7. marco said:

    Andrea sono d’accordo con te…………………. anche negli altri sport funzionava così!!!!!!!! stiamo parlando di tempi lontani dove lo sport era passione………… ora lo sport a certi livelli è professione!!!!!!! se un giocatore si allena sette volte la settimana e gira tutta l’italia credi che basti la passione?

  8. Andrea said:

    Matteo..così non incorro in errori…
    La questione è che valorizzare “per te” vuol
    dire pagare…quando si entra in un circolo(vizioso) simile si comincia a viaggiare con standard e ritmi che “nessuno e dico nessuno” in Italia può permettersi!
    Te lo immagini società che debbono pagare intere compagini di UNDER 16-17 o 18 come dici tu?
    E poi se IL TRIESTE tanto per fare un nome…paga tutta per intero una sua squadra di under perché non deve farlo IL PINCO PALLINO DELLA SERIE Z????o meglio…xk io 16 enne devo giocare in una squadra dove non prendo soldi invece di andare dove me li danno???
    Quello che voglio farti capire è che tu “agogni” qualcosa che “nel nostro sport” almeno per molti anni non potrà mai esistere..
    Lo sport è vita…e UN GIOVANE non deve fare sport per soldi…non ce nulla di peggio secondo me…
    Che poi un talento debba essere messo nelle condizioni di lavorare seriamente…beh ti assicuro che 15 anni fa(che non sono poi tanti)…i risultati erano ben altri..e non ce stato mai nessuno che ha pagato 17 enni o giu di li….
    Per rispondere a Marco…in quei tempi “lontani” come li chiami tu spuntavano i MONTALTO…FUSINA…TARAFINO….che si allenavano da giovani ben oltre i sette gg a settimana…e non penso proprio prendessero soldi a quelle “tenere” eta…
    Se per fare uno sport con professione lo si deve fare senza passione allora dico sinceramente…andiamo a fare RICAMO…

    • Matteo Aldamonte said:

      No Andrea, forse allora c’è stato un piccolo errore iniziale: io non parlo di pagare gli Under. Non sta né in cielo né in terra. Io con ‘talento di 17/18 anni’ ti parlo di quel ragazzo che finisce la scuola – ma non necessariamente: Erika Passeri, per dirne una che conosco, si sposta da Pescara a Teramo ogni giorno pur dovendo andare a scuola – e deve scegliere.

      Il ragionamento è “ho talento, è giusto ora spostarmi, giocare fuori dalla mia città, allenarmi 7, 8, 9, 10 volte alla settimana? Quanto posso CREDERE nella pallamano come futuro? Come occupazione che possa portarmi non solo la gioia dello sport, ma anche il pane sulla tavola per almeno un po’ di anni (senza eliminare una laurea, attenzione…)?’

  9. Andrea said:

    Sport e studio sono un binomio perfetto…se poi per fare sport devi andare ogni giorno su e giu come un pazzo da un posto all’altro allora si che vien più duro…ma non impossibile…
    Ce gente che studia e ogni sera fa 50 km per allenarsi…ho conosciuto chi lavora e ne faceva 120…oppure chi alle 6 del mattino si alzava per “lavorare la terra” e alle 19 tornava a casa..doccia e due ore di pallamano….
    Quindi l’ottima Erika(o chi come lei) non è di sicuro ne la prima ne l’ultima…
    Credere nella pallamano come futuro(inteso sempre come soldi perché è qui che verte il discorso) è sicuramente “per adesso” impossibile se non si crede alla pallamano come passione..che come tutte le passioni necessita di “sacrifici” per essere coltivata..
    Quando invece diventeremo una nazione stile
    Francia o Germania allora ti darò ragione…
    Riguardo al puro discorso “organizzativo” hai pienamente ragione…tutti dovrebbero essere messi nelle migliori condizioni per crescere il loro talento…ma si sa che spesso,in Italia,si fa quel che si può!;)

  10. LupinIII said:

    Basterebbe partire da città con università importanti (cito ad esempio Bari inteso come conversano e Bologna ), dove offrire ai ragazzi la possibilità di studiare gratis (vitto e alloggio compreso) giocando a pallamano con allenatori preparati(le accademie dello sport sono questo).

  11. caselli said:

    Per Andrea: Quando l’Italia si qualificò per Kumamoto erano già altri tempi, ragazzi ben pagati ma soprattutto con uno staff tecnico da far invidia alle più forti squadre del mondo, a partire dal coach per finire al preparatore atletico.

  12. nonno said:

    Oltretutto oggi per molte famiglie è un carico economico decisamente pesante mantenere un ragazzo fuorisede che fa sport a livello professionistico ed allo stesso tempo studia se  le società non contribuiscono adeguatamente . Chi ne fa maggiormente le spese sono quei ragazzi bravi a giocare a pallamano,  ma che vivendo in zone geografiche particolari dove i club si fermano alla B/A2,sono costretti a fare delle scelte in funzione del loro futuro…e non perchè manca loro la passione e/o la volontà:

  13. tifoso 2 said:

    concordo con nonno  fare andare a giocare fuori sede un ragazzo che studia non è semplice, 
    non sempre si trova la stessa facolta nella citta dove ti sposti,
    anche se ti danno 800/1000 euro ci devi vivere, mangiare ecc.
    quindi o trovi una squadra vicino oppure si smette, gia visti tanti purtroppo

  14. Andrea said:

    Si caselli..con Fonti…massotti…fusina proprio gente nata e cresciuta con soldi e staff tecnici da far invidia al mondo…chiedi a Marcello come fosse da far invidia lo stipendio che prendeva a Mascalucia quando era giovane…qua non si parla dei massotti dei fonti o dei fusina arrivati a kumamoto(esperti e remunerati) ma del “come” ci siano arrivati..passando dalle giovanili delle loro squadre.. pur senza quel popò di staff ecc ecc che qualcuno reputa necessari per la crescita e lo sviluppo dei giovani…

  15. Andrea said:

    Tifoso 2
    Ce gente che va fuori città per 4-500€ al
    mese e ci vive pure…ce chi ci va gratis addirittura…oppure chi viene dall’argentina(dietro casa eh) per quella cifra…

  16. nonno said:

    Ok, ha ragione lei sig Andrea, però io ci manderei lei a vent’anni in una città con 400 eurini al mese a studiare e mangiare  e spostarsi con i mezzi pubblici ( e non parlo proprio di mantenersi un’auto) se la  sua famiglia non la sponsorizzasse (…. e per uno sport in Italia dove quelli che emergono tanto da fare un progetto per il futuro quanti sono?………..) Ben vengano le accademie dello sport!

  17. caselli said:

    Andrea Io parlavo di nazionale non di squadre di club…e cmq ribadisco che ora, con uno staff ed un’organizzazione come quella di kumamoto sarebbe tutta un altra storia…anche con questi atleti, perchè io sono convinto che gente forte in italia ce n’è (e vi sono anche tantissimi oriundi che potrebbero darci una mano..come a KUMAMOTO!!! Cavicchiolo, Smidth Ricci, Flego, Kobilica, )

  18. tifoso 2 said:

    caro Andrea , andare fuori citta solo per giocare e un conto,trasferirsi un altro, per quanto riguarda gli argentini ne conosco ma per una cifra cosi …………………………. no
    poi le situazione possono essere diverse ecc. ci puo stare tutto.
    ma ti faccio una domanda,
    se tuo figlio a  18 anni deve trasferirsi in un altra citta a 200/300 km. di distanza per 500 euro
    lo lasci andare ,oppure resti nella societa di casa tua ?

  19. Andrea said:

    Tifoso 2….
    Ne conosco di argentini che vengono in Italia per quelle cifre…ultimamente so pure di giovani dall’est Europa che vengono nell’A1 italiana per 300€ al mese(salvo poi trovare se ci riescono e con le proprie forze un lavoro extra)…
    Conosco inoltre moooolte ragazze che in A1 femminile sono andate non a 200-300km da casa…bensì a 800….per 400€/500€….

    Ps: andare a 300km di distanza per 500€???
    SAREBBE UNA GITA!!!!

  20. tifoso 2 said:

    sono bravi cosa vuoi che ti dica.
    io mio figlio a 800 km. da casa per 500 euri non lo manderei visto e considerato che di pallamano (purtroppo) non ci si puo fare una cariera lavorativa.

  21. Andrea said:

    Si ma tuo figlio prima o poi ti manderà “il suo benestare” e andrà dove gli pare….
    Non sono bravi sono semplicemente gente che ha passione…e chi ha fatto questo sport con passione sa che per esso si mette in secondo quasi tutto il resto…dico quasi eh…

  22. Mr Pallonetto said:

    L’argomento è molto delicato, per quanto ne so in Italia solo le cosìcietà di calcio hanno questa spece di Campus. Non posso che essere pienamente d’accordo col finale del post di Andrea.

  23. LupinIII said:

    Ma se una società offre che so 5 borse di studio comprendenti dei costi di vitto-alloggio, spese universitarie, un po’ di argent de poche; anche in seguito ad una mini selezione, mi pare che sia quasi la stessa cosa con costi notevolmente inferiori. Poi che il ragazzo in questione trovi spazio in prima squadra o nella seconda squadra è irrilevante.

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