Ogni tanto tocca anche a lei, alla pallamano, uscire allo scoperto su media “pregiati” del nostro paese, come La Gazzetta dello Sport. Il quotidiano in rosa, lo scorso 24 Gennaio ha pubblicato, infatti, un articolo dedicato al portiere della Nazionale francese, Thierry Omeyer.
Intitolato “La solitudine dei numeri uno”, il pezzo è a firma di Mario Salvini, ed è riportato precisamente su uno dei blog interni al portale della Gazzetta, intitolato “Che Palle! >> Nicchie e Storielle di Sport Vari ed Eventuali”. Ecco, di seguito, l’articolo.
Oggi a Innsbruck, Thierry Omeyer ha parato un rigore in un momento delicato. E poi, nel finale, ha fatto una serie di parate decisive per il succeso per 24 a 22 della Francia sulla Germania. Adesso i Bleus sono molto più vicini alla semifinale dell’Europeo di pallamano.
Omeyer nel 2008 era stato votato miglior giocatore del mondo. Ieri a Libération aveva dato una lunga intervista in cui ha parlato della solitudine del portiere. Che è come nel nel calcio, ma di più. Perché nella pallamano c’è tutta un’area in cui non può stare nessun altro giocatore che non sia il portiere medesimo.
“La solitudine non è un problema – ha detto – in fondo di tratta di un’ora di gioco. In cui non parli con nessuno, questo è vero. Un giocatore di movimento, dopo aver sbagliato qualcosa, può rifarsi producendo più gioco. Un portiere no. Un portiere aspetta, parla con se stesso. Non attira le luci, non interessa ai giornalisti che preferiscono sempre i goleador. E non ha la percezione degli avversari, perché li vede ma non li sente, non capisce subito se stanno aumentando o diminuendo la loro intensità”
Ma soprattutto: “Il portiere deve rinascere dopo ogni gol cha incassato“. Che è come dire che muore un po’ ogni volta.
[a cura di Mario Salvini]













4 Commenti in "Omeyer e “la solitudine dei numeri uno” sulla Gazzetta dello Sport"
da portiere non posso dire altro che la frase : “Il portiere deve rinascere dopo ogni gol cha incassato” diventera’ il mio karma mentre gioco…
anche se ho fatto spesso il portiere mi divertivo di piu’ a giocare a ala sinistra e correre in contropiede che essere preso a pallonate tutta la partita.
Io da sempre sostengo che il portiere non è un ruolo ma una scelta di vita anche se parlare di solitudine, almeno nella pallamano, mi sembra eccessivo; io per esempio “cristavo” dietro alla mia difesa continuamente…
Buona pallamano a tutti
Lukebas
Mia madre ha sempre detto: go tre figli, due normali e uno portiere!
La solitudine in porta è una conquista, un privilegio da gestire per non esserne vittime.