Due sconfitte su due incontri, in quattro giorni. 68 reti subite e 47 realizzate. Questi i risultati riportati dalla Nazionale italiana nei primi due match di qualificazione ad Euro 2010, contro Svizzera e Serbia.
Già, la Nazionale, simbolo di una nazione, emblema di un movimento sportivo. La Nazionale, mai come ora fotografia di un “giocattolo”, la Pallamano italiana, che non funziona più e che fa di tutto, con i suoi avvenimenti – che antipatica! – per non farsi piacere.
Giunti al fondo, facile dire che la parola d’ordine è una sola: risalire. Da dove si comincia? E’ questo il problema.
Colpa della Federazione? Forse, perchè non propone corsi di aggiornamento per i suoi tecnici, non mira alla crescita dei talenti o dei suoi giovani promettenti,non aiuta l’inserimento graduale dell’assoluto professionismo.
Colpa delle Società? Forse, perchè non riescono a sedersi ad un tavolo per creare un organo comune – cosa che tutte le società di tutti gli altri sport di tutti gli altri mondi riescono a fare – , perchè non lavorano sui talenti da crescere in casa, perchè in un certo qual modo hanno dei “vantaggi” a rimanere nel semi-professionismo.
Colpa degli Appassionati? Forse, perchè siamo bravi a criticare, a litigare fra noi sfoggiando un campanilismo di razza; ci piace spargere voci, ci piace offendere, frustare, picchiare il movimento che tanto diciamo di amare.
Quanti punti interrogativi, quanti dubbi, quanti – troppi – dati di fatto. Forse è ora che chi di dovere si segga ad un tavolo, convocando le parti in causa. Forse è ora di rimanere a lavorare più del dovuto, per stilare quel malloppo di fogli detto “Programma“.
Ma è ora soprattutto di iniziare ad ascoltare. Ascoltare quelle persone, tutte, che a questo sport vogliono bene. Ascoltare le loro proposte, le loro idee, le loro critiche costruttive. Un’utopia? Siamo giovani, ci piace credere che non sia così.
Forse è ora di rendersi conto, tutti, che così non si va da nessuna parte. Anzi, da una parte ci si va: dritti dritti nella tomba.
di Matteo Aldamonte