Riportiamo di seguito un’intervista tratta da Il Piccolo di Trieste di giovedì 15 giugno.
La promozione in Elite gli ha “regalato” ancora un anno sui parquet della pallamano italiana. Marco Lo Duca, 40 anni compiuti e una carriera da incorniciare alle spalle, ha deciso di non appendere le scarpe al fatidico chiodo continuando a sacrificarsi per il bene di Trieste. Troppo forte il desiderio di tornare a respirare l’aria buona dell’handball nazionale per dire basta e voltare pagina. Per passare dal campo alla scrivania affiancando il prof (come lo chiama anche lui) alla guida della società ci sarà tempo: nella prossima stagione lo vedremo in campo per difendere, con il consueto agonismo, i colori biancorossi.
IL PICCOLO: Lo Duca, è proprio deciso a continuare ancora per una stagione?
MARCO LO DUCA: L’avevo detto e mantengo la promessa: con grande gioia, sia chiaro. Devo dire che il ritorno in Elite è stata una sorpresa un po’ per tutti. Eravamo partiti con altre ambizioni, l’obiettivo era cercare di disputare un campionato tranquillo e far crescere i nostri giovani. Ma si è creata quella chimica
particolare che rende speciali le stagioni. Ci siamo trovati in ballo e abbiamo saputo cogliere l’attimo regalandoci una promozione insperata.
PICCOLO: Fare l’Elite non sarà così semplice sia a livello economico, sia tecnico. Cosa ne pensa?
LD: Dal punto di vista economico ci ritroviamo al punto di partenza di ogni fine campionato. Con l’aggravante che l’Elite comporterà sacrifici maggiori. La mia speranza è che qualcosa a Trieste si muova per consentirci di affrontare dignitosamente la stagione. Dal punto di vista tecnico andiamo incontro a un torneo che proporrà tante incognite per le difficoltà che molte realtà del panorama nazionale stanno vivendo.
PICCOLO: In un contesto come quello che ci descrive, quale ruolo saprà ritagliarsi Trieste?
LD: Io sono convinto del fatto che mantenendo l’ossatura base, grazie all’apporto dei nostri giovani e con l’innesto di almeno uno straniero Trieste possa puntare alla salvezza. Non sarà il massimo per una società che ha vinto tanto, ma i tempi sono questi e dobbiamo fare di necessità virtù.
PICCOLO: Parlava dell’innesto di almeno uno straniero. Cosa servirebbe alla squadra per rinforzarsi?
LD: Mi sembra chiaro che i ruoli da coprire, parlando di Elite, sono quelli di un terzino sinistro e di un pivot. Sarebbe bello riuscire a riempire entrambe le caselline, più razionalmente direi che la speranza è di trovare un pivot in grado di portare sostanza sia in attacco, sia in difesa.
PICCOLO: E un’ala destra che possa continuare sul solco tracciato da Marco Lo Duca?
LD: Ne parlavo con mio padre proprio perché mi piacerebbe trovare un giovane al quale lasciare il testimone. In casa abbiamo Sbaizero che sta crescendo, ma oggettivamente non può essere ancora pronto per affrontare il peso dell’Elite. Vedremo quello che si potrà fare.
PICCOLO: Per il futuro, smessa la divisa, si vede più dirigente o allenatore?
LD: Per allenare ci vuole tempo e, visti i crescenti impegni di lavoro, penso troverei delle difficoltà. Come dirigente mi vedo meglio.
da Il Piccolo di Trieste













4 Commenti in "Marco Lo Duca: “Onoro la promessa, gioco un altro anno”"
anche qua largo ai giovani…….
@gino: bè, mi pare che quello dei giovani è l’unico problema che la pallamano Trieste non ha…
@ gino vedi il commento di nocino sulla finestra Noci …. !!
per gino : Cronin ” E le stelle stanno a guardare”