Lo Spettacolo di Pavel Jurina: gli attaccanti e la “battuta” dei nove metri

Penultimo appuntamento, quello di oggi, con le proposte del tecnico croato Pavel Jurina, riguardanti il miglioramento del fattore “Spettacolo” nella Pallamano.

L’articolo della scorsa settimana riguardava la possibilità di premiare con due reti, la segnatura realizzata dal portiere, direttamente dalla propria area.

Oggi, invece, si rispolvera in un certo qual modo una proposta presa in considerazione anche dalla IHF, nel corso del 1994: il comportamento degli attaccanti, durante la rimessa in gioco del pallone, dai nove metri.

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GLI ATTACCANTI DURANTE LA “BATTUTA” DEI NOVE METRI

La “battuta” dei nove metri, ovvero la rimessa in gioco del pallone dopo un fallo subito sulla linea tratteggiata dei nove metri, rappresenta una situazione assolutamente comune in ogni tipo di match di Pallamano, che si stia parlando di Coppa del Mondo, o di Under 14 regionale.

Come qualsiasi giocatore sa, la rimessa in gioco del pallone prevede che i difensori mantengano una distanza minima (tre metri) da colui che rimette in gioco il pallone, e gli attaccanti debbano comunque rimanere confinati al di fuori dei nove metri.

Quest’ultimo punto, a mio parere, andrebbe cambiato, a beneficio, naturalmente, dello spettacolo. Agli attaccanti, infatti, andrebbe data la libertà di entrare nell’area compresa tra i nove e i sei metri, e di muoversi a piacimento.

Questo eliminerebbe, innanzitutto, una precisa situazione di gioco attuale: tutti i giocatori, al momento, tendono comunque a concentrarsi su colui che rimette in gioco il pallone, in una situazione di relativa tranquillità, oppure in stato di massima concentrazione, nel tentativo di murare il tiro dell’attaccante.

Dare libertà agli attaccanti, al contrario, metterebbe in moto una serie di conseguenze “spettacolari”. Ad ogni giocatore in attacco, corrisponderebbe infatti un difensore, impegnato nella marcatura o comunque nell’impedire che ci sia la rete avversaria.

I difensori concentrati sulla rimessa in gioco della sfera sarebbero solamente due: uno che si occupa del pivot, il quale solitamente rimette in gioco la palla, e l’altro concentrato sull’unico giocatore rimasto a ricevere il pallone. Qualsiasi altro difensore che dovesse intervenire, lascerebbe libero un attaccante posizionato tra i sei e i nove metri, lasciando libertà di realizzazione agli avversari.

Questo movimento, questo meccanismo di marcature dirette, e la possibilità di andare a segno con continui movimenti senza palla, precedenti alla rimessa in gioco della palla, introdurrebbe sicuramente una componente spettacolare maggiore.

di Pavel Jurina

Appuntamento a Mercoledì prossimo, qui su PallamanoItalia, con altre proposte interessanti e tutte da discutere con il vostro aiuto ed il vostro parere.

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