Anni di crisi, anni neri quelli che aspettano la Pallamano italiana, a meno di una perentoria sterzata. Questa è l’opinione che un po’ tutti gli appassionati hanno di questo sport, almeno in questi ultimi tempi.
Per rinascere, si parla di programmi. Sorgono opinioni diverse: naturalizziamo o cresciamo talenti? Una cosa è certa: la Pallamano, in Italia, per crescere ha necessità di farsi conoscere tra la gente. Ha la necessità di farsi apprezzare e di essere diffusa tra i bambini.
Questo lo hanno capito a Palermo, dove il sig. Vincenzo Calcaterra, aiutato da Vincenzo Saglimbene, giocatore del CUS Palermo, ha deciso di introdurre la Pallamano nelle scuole cittadine, mettendo in risalto gli enormi “poteri” di questo sport. Queste le parole di Vincenzo Saglimbene a PallamanoItalia.
PALLAMANOITALIA: Salve Sig. Saglimbene e benvenuto su PallamanoItalia; l’abbiamo contattata per discutere con lei dell’ammirevole iniziativa intrapresa dalla sua società, il CUS Palermo, mirata alla diffusione della Pallamano nel capoluogo siciliano. Innanzitutto, ci dica: com’è nata questa iniziativa?
VINCENZO SAGLIMBENE: Innanzi tutto volevo precisare che non è una iniziativa presa dalla società in cui milito, ma è un’iniziativa del papà di un mio carissimo amico, sig. Vincenzo Calcaterra. L’iniziativa è nata dalla voglia di dare l’opportunità ad un gruppo di ragazzi, della scuola elementare D.Montegrappa, di praticare uno sport. Uno sport di squadra basato su dei valori sani. Rispetto verso gli avversari e voglia di lottare sempre, quindi abbiamo pensato alla pallamano.
P: Grazie alla vostra campagna di diffusione sul web, è stato possibile apprendere che a collaborare all’iniziativa sono state due scuole palermitane: D. Montegrappa e C.B. Cavour; ci spieghi meglio, come si sviluppa il progetto e dove vuole arrivare?
S: Il progetto si è sviluppato attraverso la collaborazione di un gruppo di 4-5 persone. La mente di tutto è stato il sig. Calcaterra, che ha impegnato il suo tempo libero, per far gioire dei ragazzi e penso che nel video questo si percepisca benissimo. La collaborazione con la C.B.Cavour è nata da un’idea di Ninni Aragona che insegna in quella scuola. Il nostro obbiettivo è quello di crescere e per questo ci stiamo impegnando, ma sinceramente non ci siamo posti degli obbiettivi.
P: Chi, come noi, vive di Pallamano, sa benissimo gli straordinari “poteri” ludici che questa disciplina possiede. Purtroppo però è ben noto che la Pallamano, in Italia, è ancora considerato uno sport minore. Ecco, quest’ultimo fattore è d’ostacolo all’ingresso di questo sport all’interno delle scuole elementari?
S: Fortunatamente nel quartiere Villaggio Santa Rosalia dove è ubicata la scuola elementare Montegrappa, la Pallamano si conosce da sempre grazie al prof. Vincenzo Pintagro e alla prof. Silvia Di Dio, quindi sotto questo punto di vista siamo partiti avvantaggiati. Non nascondo che le difficoltà ci sono, ma penso che se il progetto prenderà la strada che stiamo cercando di costruire riusciremo ad entrare anche in altre scuole.
P: Nonostante la vostra presenza, che anche in realtà difficili combattono per la Pallamano, il numero dei tesserati scende e l’handball di casa nostra sembra vivere un momento particolarmente cupo, che lascia presagire un futuro decisamente difficile. Alcuni pensano di ovviare alle difficoltà derivanti dalla mancanza di buoni giocatori con le naturalizzazioni. Lei crede che sia la strada giusta, o crede – come me – che con un progetto basato dall’educazione della Pallamano sin dai livelli primari sia il passo migliore da compiere?
S: Sinceramente penso che il passo giusto sia quello di investire nella pallamano. Per investire non intendo solo in termini di denaro, ma anche in termini di tempo e di uomini. Bisogna mettere quanti più istruttori possibili nelle scuole, organizzare corsi di allenatori per regioni, cercare collaborazioni tra le società e in fine rendere finalmente questo sport professionistico. Fin quando ci sarà gente come me, che oltre a giocare deve anche lavorare per poter vivere, non potremo mai ottenere ottimi risultati a livello Europeo e Mondiale.
P: Tornando in maniera specifica al vostro progetto, chiediamo: i bambini, continuamente circondati da icone sportive provenienti da ben altri mondi, come hanno accolto il gioco della Pallamano?
S: La pallamano è stata accolta molto bene. I bambini sin dai primi allenamenti sono stati molto entusiasti per il lavoro che facevano e in soli cinque mesi hanno imparato molto di più di quello che ci aspettavamo. Il sano agonismo che prevale nella pallamano più di qualunque altro sport ci ha fatto raggiungere un risultato positivo!
P: La nostra intervista arriva proprio nei giorni in cui il mondo della Pallamano italiana discute dei noti eventi che hanno riguardato la gara di Serie A1, Noci – Ancona. Senza entrare nel merito della singola vicenda, si sente di lanciare un messaggio di “sportività” agli appassionati?
S: Mi viene solo da dire che anche grazie a questo non si riesce a crescere. Personalmente entro sempre in campo per giocare e vincere e ad un pugno rispondo sempre con un goal. La forza fisica deve servire solo per giocare e non per farsi giustizia da soli.
Un saluto a tutti i lettori e complimenti a tutto lo staff di PallamanoItalia, state facendo un ottimo lavoro.
Non possiamo che ringraziare e rispondere: sia a Palermo che in tutte le altre città dove le società lavorano nelle scuole, continuate così!
di Matteo Aldamonte