Non sta nella pelle Andrea Guidotti, tecnico della Luciana Mosconi Ancona, alla richiesta di un’intervista su PallamanoItalia. Vuole parlare, vuole raccontare dei suoi ragazzi, delle ultime due vittorie, di una salvezza che ora sembra davvero più vicina.
Nemmeno il tempo di inviare le domande, che eccole qui, le risposte, passionali, di cuore, da parte di uno dei tecnici più giovani del panorama italiano. A voi, signore e signori, Andrea Guidotti, in esclusiva su PallamanoItalia.
PALLAMANOITALIA: Mister Guidotti, benvenuto per la prima volta su PallamanoItalia. Allora, due vittorie consecutive per il suo Ancona, l’ultima conquistata sul campo dei campioni d’Italia: come ci si sente?
ANDREA GUIDOTTI: Vi ringrazio per lo spazio oggi riservatoci a nome di tutta la societa’, nel vostro portale, incredibilmente con quello della Figh unico organo di informazione della pallamano italiana. Che dire? La vittoria di sabato e’ soprattutto un regalo che ci siamo fatti, al fronte di tanti sacrifici che stiamo facendo dal 10 di Agosto ad oggi. Tornando con il pullman da Casarano, e’ stato fantastico vedere i giocatori felici orgogliosi ed euforici dell’impresa compiuta nel campo dei Campioni D ‘Italia sabato si e’ scritta un’altra bella pagina della nostra società. Quanto alle voci messe in giro da qualcuno: invito tutti a vedere la partita , e pensarci bene a fare certe vergognose dichiarazioni se non accertate. E se fossero vere prodigarsi a far scattare le denunce!
P: Alla ripresa delle ostilità, dopo le feste natalizie, lei stesso aveva rilasciato dichiarazioni in cui parlava di una squadra carica, motivata. Poi, invece, è arrivato quel brutto stop contro il Teramo, seguito da due vittorie. Qual è stata la molla scattata nello spogliatoio, per determinare una reazione così forte?
G: La squadra dall’inizio dell’anno è stata sempre carica e motivata, dando sempre il massimo delle sue possibilità. Contro il Teramo abbiamo giocato la nostra piu’ brutta partita della stagione, puo’ succedere. Quanto alla molla, se di molla si puo’ parlare, è stata quella di credere tutti in quello che facciamo durante la settimana.
P: Mister, quanto pensa abbiano influito gli innesti di Prskalo e Murga nella sua rosa?
G: L’ inserimento di Prskalo e Murga ha portato qualità, cambi, esperienza, chili in più in allenamento ed in partita.
P: Non solo stranieri, comunque. In rosa è rientrato anche capitan Davide Campana, il cui ritorno ha avuto sicuramente un peso specifico notevole…
G: Sono ormai otto anni che Davide fa parte della prima squadra nonostante i suoi 25 anni. E’ lui il nostro migliore acquisto con rispetto per tutti .
Campana è un punto fermo della società: appena finisce di lavorare è lì al palazzetto, con le scarpette pronte, per dare il massimo. Anzitutto è un Uomo Vero, serio professionista, splendido compagno di squadra per tutti. Mai una polemica, mai una parola fuori posto, insomma un vero Capitano.
P: E poi c’è una rosa giovanissima, in cui moltissimi elementi sono alla prima esperienza in Serie A Elite. Quanto è grande la soddisfazione per essere lì, a sei punti, oggi con questi ragazzi? E quanto è grande la speranza, a questo punto, di raggiungere la salvezza?
G: La nostra e’ una rosa fatta di 18 giocatori , 12 anconetani ed il piu’ vecchio deve ancora compiere 26 anni. A questa aggiungerei ‘Marione’ Sanchez, ormai anconetano di adozione, uno di noi a tutti gli effetti. Nessuno di loro aveva esperienza nella massima serie, fate un po’ voi quanto grande è la nostra soddisfazione. Alla salvezza ci crediamo eccome, sperando di recuperare anche Claudio Ebner, che non ha bisogno di presentazione e, chissà, il nostro vecchio capitano ‘Dado’ Pesaresi. Purtroppo rimarrà out il nostro miglior giocatore di difesa, il gladiatore Jonny Verdolini, che si opera fra qualche giorno.
P: Il calendario, adesso, vede la sua squadra impegnata, nell’ordine, contro Conversano, Siracusa, Bologna. Cosa si aspetta da queste tre gare? E soprattutto, alla luce di quella che è la classifica attuale, quanto è importante il match contro i siciliani?
G: Giocheremo partita dopo partita, come sempre , per continuare a migliorarci. La classifica la vedremo alla fine.
P: Capitolo allenatori italiani: qual è la sua opinione in merito alla formazione dei tecnici di casa nostra, ai corsi a loro dedicati, ai loro ‘doveri’ in materia di studio personale della pallamano. Lei come vive lo status di ‘allenatore di Serie A Elite’?
G: Questa domanda richiederebbe pagine e pagine di risposta. Credo che, in primis, vada fatto un monumento ad ogni allenatore, dalla serie C alla serie A dell’Elite maschile e femminile, per la passione e dedizione che ognuno mette fra mille difficoltà. Dico questo senza alcuna vena polemica, con gran dolore e al tempo stesso con grande speranza. Dopo 19 anni da giocatore, quando ho iniziato a fare l’allenatore ho cominciato a capire perche’ siamo cosi’ indietro rispetto al mondo della pallamano internazionale. L’allenatore e’ fonte di vita per la crescita dei giocatori, dalle giovanili alle prime squadre: la preparazione, per diventare un allenatore completo, non puo’ passare attraverso dieci incontri in una stanza, facendo video. Né si puo’ pensare di esserlo solo perche’ si e’ stati giocatori. Oggi il mio lavoro di imprenditore mi dice piu’ che mai che per ottenere risultati in ogni campo professionale è fondamentale una programmazione idonea sempre piu’ dettagliata: evitare perdite di tempo, cercando ovviamente di sbagliare il meno possibile nelle scelte che si fanno. Ottimizzazione, competenza, tempo, risorse, sono oggi piu’ di sempre di vitale importanza.
L’ultimo corso che ricordo come tale risale, credo, al 2000, a Pola: io ero ancora giocatore ma seguii il mio mister Trillini. Era un corso se non sbaglio per il terzo livello, con relatore Lino Cervar. Ci furono lezioni sul campo sfruttando i giovani della nazionale juniores, tenute da Cervar, Tassinari, Tedesco, Trillini che si ” sfidavano ” con entusiasmo a far vedere ai novelli studenti esercizi di tecnica, di tattica, metodologia di allenamenti. Fu, anche se, ripeto, ero ancora giocatore, un’esperienza fantastica ed altamente formativa. Ecco proprio questi stage cosi’ formulati andrebbero riproposti. In questi anni ho visto corsi fatti all’estero molto interessanti, ma oggi, dopo 27 anni che sono iscritto alla Figh, dico che gelosie, simpatie, antipatie, interessi, vadano accantonati, se si vuole davvero il bene della pallamano. E lavorare ascoltando e sfruttando le esperienze di tutti, in sinergia totale. Credo che ogni allenatore che pensi razionalmente, si renda conto di chi lavora bene in Italia, di chi ha competenza e viceversa. Da allenatore e giocatore mi sono “scontrato” piu’ volte sia in campo che fuori con Tassinari, Trillini, Tedesco, ma al di la della simpatie o antipatie, restano i piu’ preparati, oltretutto di casa, per tenere corsi di crescita per allenatori. Poi, chiaro: se fossero uniti a loro anche i vari grandi, Zupo, Cervar, Onesta, sarebbe il top. Noi giovani comunque, sia chiaro, siamo lì dietro a mordere! Ora so che molti rideranno, altri diranno non ci sono i soldi, ma questo e’ il mio modesto pensiero e credo che si possa realizzare.
P: La riforma dei campionati, prevista per il prossimo anno, non dovrebbe portare variazioni nel numero degli stranieri utilizzabili in rosa. Stranieri che però troppe volte, come nel caso del ‘vostro’ Maksic, si rivelano deludenti, non contribuendo alla crescita del movimento: lei porrebbe delle limitazioni più restrittive in materia? Qual è il suo parere nei confronti della tematica legata alla crescita dei giovani italiani?
G: Spero che si torni presto ad un campionato unico a 12 /14 squadre: ne gioverebbe l’interesse di chi lo gioca e di chi lo segue. Quanto agli stranieri: quattro mediocri non ci fanno competere ugualmente in Europa, ma solo spendere tanto a livello societario. Io sono piu’ per due o tre stranieri, magari piu’ costosi ma al tempo piu’ forti. Questo almeno finché non saliremo di livello, come immagine e media. Meglio pagare uno straniero in meno, e con quei soldi tappezzare la citta’ di immagini dei giocatori della propria squadra, far salire la curiosita’ tra cittadini, comprare una pagina dei giornali locali ogni settimana interamente dedicata alla pallamano, pagare un allenatore che vada a far propaganda in modo professionale nelle scuole…
P: Qual è il sogno nel cassetto, sempre rimanendo legati all’ambito della pallamano, di Andrea Guidotti?
G: Il mio sogno e’ che la pallamano rimanga incontaminata da doping, scommesse. Che vinca sempre il migliore nel piu’ ampio rispetto dei valori olimpici, che oggi piu’ che mai vedo rimasti in pochi sport. Sono sicuro che lavorando duro arriveremo un giorno anche noi a vedere una festa come l’ultima finale, Croazia – Francia, dove in campo vince il migliore e sugli spalti ci sono solo feste ed applausi.
P: Chiudiamo con i ‘soliti’ pronostici: a chi lo Scudetto, a chi la salvezza?
G: Non voglio passare per ‘gufo’, ce ne sono gia’ abbastanza in giro… Quindi in bocca al lupo a tutti!
Un saluto a tutti i veri amanti della pallamano ed a Voi, che con il vostro lavoro di passione promuovete il meraviglioso sport dell’Handball.
di Matteo Aldamonte
Condivido molte delle proposte del coach.